Trovo l'espressione "dare corpo istituzionale alla fraternità" nell'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Leone XIV. E la trovo, quest'espressione, nel paragrafo 186. Ecco il testo completo del paragrafo: "Quando San Paolo VI introdusse l’espressione “civiltà dell’amore”, il mondo era segnato dalla Guerra fredda, dalla corsa agli armamenti e da forti squilibri economici. In quel contesto, la Chiesa indicava una via alternativa all’opposizione ideologica tra sistemi, immaginando un ordine sociale in cui giustizia e carità si intrecciano e l’amore diventa principio di organizzazione della vita economica, politica e culturale. Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione: la civiltà dell’amore non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente. Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare l’altro – sia esso persona o popolo – come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. Come ci ha ricordato l’Enciclica Fratelli tutti, solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino".
Bene -qualcuna/o potrebbe dire-, si tratta di una visione religiosa, anzi della visione della Chiesa Cattolica, con le sue conseguenti ricadute sul piano etico e sociale, valide soprattutto per chi crede o comunque per chi accoglie laicamente le posizioni della Chiesa, e certamente molto utili, per più di un aspetto, a quanti/e, da volontari/e, si buttano anima e corpo nell'estensione, in parole e opere, dell'idea di fraternità a chi soffre, senza distinzioni di sorta. E solo a titolo di esempio mi piace citare qui tutte le lodevoli attività della Comunità di Sant'Egidio.
Eppure, ad ascoltare bene le parole del Papa, non è peregrino immaginare nel suo discorso, al di là del livello religioso-etico-sociale, una proposta politica nel senso pieno della parola.
Leone XIV, nell'esprimere la necessità di "dare corpo istituzionale alla fraternità", invita sì gli Stati a prendersi cura, con risorse, organismi e strutture, di chiunque si trovi in condizioni di disagio/difficoltà (per non dire altro), ma soprattutto rivolge le sue parole a ogni forza politica capace, senza remore, di proporre un "corpo istituzionale alla fraternità" (ideare/realizzare progetti strutturali di sostegno a chi è nel bisogno), rompendo con l'attuale, diffuso orientamento di impiegare risorse solo per organizzare esclusioni e "costruire muri".
Leone XIV senza dubbio parla a tutte le persone di buona volontà per "tradurre la carità in strutture di giustizia", ma c'è un popolo qui da noi sensibile alle sue parole,
pronto a uscire dai pesanti attuali condizionamenti della difesa del "Noi" contro il grido dell'"Altro", per proporre una nuova politica di estensione del "bene comune".
E questo popolo, di uomini e donne, in grado di "dare corpo istituzionale alla fraternità", se non ha paura di esistere/esprimersi, è soprattutto a sinistra.
O no?
Severo Laleo
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