giovedì 3 dicembre 2020

Il Capo, il limite, la guida duale

 





"Hail to the chief" squilla la suoneria del Governatore dell'Arizona.

A chiamare è il grande Capo, Trump. Ma il Governatore (Ducey)

non risponde, perché, impegnato a dare certificazione ai risultati elettorali

del suo Stato, intende svolgere il suo compito nel rispetto della legge,

senza interferenze. Ducey dimostra di riconoscere nella legge

il limite al suo agire. Il “Capo” è capo fino a un certo punto.

Eppure la suoneria "Hail to the Chief", soprattutto per lieto segno distintivo,

è stata scelta dal Governatore proprio per non perdere mai una chiamata

da parte del suo "Chief". Ma il richiamo del suo Capo non altera

il suo senso del dovere.


L'idea (ormai antica) di avere un Capo è purtroppo radicata nella mente

di tante e tante persone nel mondo. Troppe. Per fortuna, quel Capo

dell’allegra marcia presidenziale, almeno per molte altre persone,

forti di carattere e consapevoli delle proprie responsabilità,

non ha il potere di stravolgere quella serietà di comportamento,

dovuta prima di tutto, al di là dell’obbligo di legge, al rispetto della comunità,

serietà per la quale il Capo passa in secondo ordine.


Mentre tutti i big del Partito Repubblicano tacciono, qualche “funzionario”

di periferia sa bene cosa dire e come, senza alcun timore.

E’ il caso di Gabriel Sterling, che, visto il silenzio, pericoloso e complice,

del Presidente in carica e dei senatori repubblicani del suo Stato

di fronte alle dichiarazioni deliranti e violente di un fanatico avvocato

sostenitore delle infondate accuse trumpiane di frode elettorale,

appassionatamente dichiara: “Si è andato troppo oltre!

E’ un dovere porre un limite.” Altrimenti ci scappa il morto.


E proprio qui sta il senso della democrazia e della sua interiorizzazione

da parte di un popolo: dove un “chief, tremendo e senza scrupoli,

privo di una cultura del limite, ordina azioni contro l'anima di una comunità,

contro le leggi di uno Stato, e, nonostante la sua forza di minaccia,

non ottiene ubbidienza passiva, là, proprio là, può solo crescere e migliorare

la democrazia.


Ma la democrazia ha bisogno di progredire anche discutendo nuove regole

per il futuro, e non solo di tipo di tecnica elettorale.

Ad esempio, 1: un "Trump", in questo caso il nome serve solo per dire

semplicemente, un "Capo", in una democrazia civile non può andare,

impunemente, oltre il limite di un discorso corretto e rispettoso 

di norme e persone;

2. in una democrazia aperta e trasparente, dove ognuna/o partecipa

alla realizzazione del bene comune con la sua singolarità irripetibile,

la ricchezza di ogni singola persona, certa e controllabile, non può andare

oltre un limite "x" di volta in volta fissato per legge;

3. l'idea, e il nome, di Capo, avendo un'origine segnata terribilmente 

da arroganza e violenza, indissolubilmente legata alla storia 

del maschilismo, dovrebbe subire un  aggiornamento per rispondere 

alle esigenze di una democrazia avanzata

dei nostri tempi. Chissà, forse per la prima volta nella storia politica

e istituzionale, se la collaborazione tra Biden e Harris sarà piena e totale, 

per una serie di motivi dati, non proprio cercati, avremo, 

al vertice del più grande, per molti aspetti, paese del mondo, gli USA, 

non un Capo, ma una guida duale, un uomo e una donna.

Una rivoluzione contro il monocratismo maschilista a segnare 

la fine di ogni pericolo di autoritarismo in capo a un Maschio.


O no?

Severo Laleo

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