domenica 10 dicembre 2023

Il premierato: ritorno istituzionale del maschilismo. E i femminismi?

Ogni tanto in Italia si lancia, con titoli roboanti, definitivi,
e senza un significato sensato, da Craxi, a Renzi, a Meloni,
per citare i casi più chiassosi, una proposta di riforma
istituzionale con l'intento di garantire la stabilità dei governi,
ma non si dice mai che per "stabilità dei governi" s'intende
la "stabilità al governo" semplicemente di un/a leader.
In pratica, se un/a leader è eletto/a dal popolo, per questo semplice
fatto, di per sé, diventa garante di stabilità. Non è così!
In realtà la stabilità (che può avere risvolti sia positivi, sia negativi)
dipende da molto altro. Dal 1948 in poi, pur nel continuo cambio
dei nomi dei Presidenti del Consiglio, per quasi cinquant'anni,
le maggioranze di governo del paese hanno rappresentato
una stabilità sconfortante!

Le illusioni della semplificazione dei processi decisionali -e
oggi è la volta del "premierato"- sono ricorrenti nella nostra storia
politica (a che servono -si potrebbe ora dire di nuovo- i/le parlamentari,
bastano i capigruppo!), e per quanto sembrano presagire
la possibilità di un potere diretto e straordinario di un "capo",
in realtà non tengono conto del fatto che la storia svolge
il suo corso, a prescindere dalle volontà di chi crede di imprimerle
la sua impronta, e spesso nel conflitto tra i poteri"nasce
l'imprevisto/imprevedibile del nuovo. 
Si spera un nuovo più avanzato!

Questa proposta di riforma costituzionale, priva in tutta evidenza
di un qualunque progetto di innovazione strutturale nel corpo
complessivo delle nostre istituzioni politiche, risponde solo
a una pericolosa illusione di gestione del potere di natura
contingente e strumentale, attraverso la quale si chiede al "popolo"
stanco dei "giochi della politica" di affidare a un "signore"
il compito di "dominare" riottosità, dissensi, contrasti e istanze
minoritarie per il bene superiore della stabilità dei governi.
Insopportabile (ingenua?) falsità.
Eppure, se a questa proposta di riforma manca un respiro
etico-politico e culturale, non significa non abbia una sua
derivazione e una sua "ideologia".
ll sostrato culturale del premierato, in una parola, è sempre
e solo il maschilismo, non altro (al di là della "forza" del potere),
l'idea cioè dell'uomo/donna solo/a al comando con il suo conseguente
esito istituzionale: il monocratismo. E non si riesce a capire
perché la cultura femminista, pur nel suo complesso e variegato mondo,
non riesca, e non sia, mi pare, ancora riuscita, a proporre 
le "sue" riforme istituzionali, rompendo con la tradizione maschilista
del potere, fonte non solo di dominio leaderistico (l'idea salvifica,
provvidenziale, stabilizzante del "capo" solo al comando),
ma anche di tentativi rozzi e beceri (per ora) di riduzione
della democrazia liberale (eclatante il caso Trump!).

La democrazia liberale, con tutti i suoi limiti, appare assediata 
e, confusa e frastornata, sempre più incapace di controllare
l'esplosione delle disuguaglianze sociali, sbanda verso regimi
populisti o a monocratismo avanzato (democratura?)
Forse è il caso di tener ferma la barra, culturalmente e politicamente,
sulla nostra Costituzione, la sola (forse) ancora capace di generare
forme avanzate di democrazia liberale e sociale. 
Il premierato è la contorsione ideologica di chi è contrario/a 
all'estensione dei processi democratici verso forme sempre 
più inclusive e sovranazionali.
O no?
Severo Laleo




Follia: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il veto degli USA al "cessate il fuoco" a Gaza.

 

10 dicembre 1948-10 dicembre 2023: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 75 anni. 

E forse è ancora poco conosciuta dalla popolazione mondiale. E non solo è poco conosciuta, ma pochissimo praticata da quanti hanno responsabilità politica.


A scuola, anche se viene ritualmente celebrata/ricordata la giornata del 10 Dicembre, non sempre si dà la dovuta importanza al testo. In verità, eccezioni esistono. Un esempio? Qualche decennio fa, se non ricordo male, in un liceo, credo scientifico, dell'area fiorentina, la dichiarazione universale dei diritti umani veniva letta ogni anno il 10 dicembre in 

un'assemblea generale degli studenti e ogni anno veniva distribuita agli studenti una copia della dichiarazione; cinque anni, cinque copie della dichiarazione e cinque volte la lettura della dichiarazione e ogni anno letta/vista (si spera con buon profitto da parte delle nuove generazioni!) tramite inviti ad esperti e tramite film, con una sottolineatura diversa: ora la guerra/pace, ora l'emigrazione/immigrazione, ora la libertà politica, ora la dignità umana. 


Sì, la dignità umana. Se la dichiarazione universale dei diritti umani ha avuto un ruolo nella storia della cultura mondiale è quello di aver affermato, una volta per tutte, solennemente, per tutti gli esseri umani, l'insopprimibile dignità della persona. Ogni persona ha la sua dignità e questa dignità deve essere rispettata sempre. In ogni situazione.

Secondo Giovanni XXIII, la dichiarazione universale del 1948 è stato il primo documento laico ad aver attribuito a ogni essere umano la dignità di persona senza distinzioni di alcun genere: è l'atto di nascita dell'homo dignus!


La dichiarazione rappresenta nella storia dell'umanità un punto di arrivo e insieme un punto di svolta, dopo l'orrenda tragedia della seconda guerra mondiale. La dichiarazione universale avrebbe dovuto significare la fine della storia di sempre, tormentata a ripetizione dalle atrocità delle guerre (l'indicibile dell'olocausto degli ebrei e di altre comunità di "diversi", la catastrofe atomica, la morte di civili inermi sotto le bombe, etc.). Le sofferenze della guerra per le popolazioni civili avrebbero dovuto essere solo un tristissimo ricordo.

Non è (stato) così!

Solo qualche giorno fa, la svolta rappresentata dalla dichiarazione dei diritti umani ha perso completamente il suo significato "rivoluzionario" di fronte al veto degli USA al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. 


Una risoluzione  per un "cessate il fuoco" a Gaza, dove le bombe israeliane uccidono in continuazione civili inermi, per rappresaglia contro gli atti terroristici di Hamas, è stata bloccata/affossata dal veto degli USA! Povera dignità umana, uccisa dalla politica di potenza. Follia, follia insana, follia permanente. E forse una follia legata direttamente alla cultura del dominio, proprio di una parte della specie umana, la specie degli uomini/maschi. Possibile non esista una via diversa dalla morte/distruzione? Perché non riusciamo con la nostra ragione a percorrere vie di soluzioni capaci comunque di garantire il rispetto sempre della dignità di ogni persona? È ancora difendibile la posizione del premier israeliano convinto assertore, da uomo di dominio, dell' "eliminazione" di Hamas, a prescindere da ogni altra riflessione?

Eppure uscire dalla gabbia del dominio/eliminazione dell'"altro" è ancora possibile, se prevale per tutte le parti in gioco (e soprattutto da parte di chi ha conosciuto la logica dell'"eliminazione") il senso profondo scritto a chiare lettere e con convinzione da tutti o quasi i Paesi del mondo nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

O no?

Severo Laleo