lunedì 23 marzo 2026

Referendum e innovazione politica: dal "leader" alla guida duale uomo/donna

Mentre si scrutinano le ultime schede del Sì e del No, è bene fare

qualche riflessione politica.

A caldo. Soprattutto dopo l'intervento di Conte a commento del voto.

Il presidente Conte, considerata la vittoria notevole del Fronte del No,

al di là delle dichiarazioni di rito, entra subito nel merito della lotta politica

e invita tutta l'opposizione a lavorare celermente per costruire

un programma comune. E cmq dichiara di essere già al lavoro

con il suo M5S in tutta Italia per una campagna di ascolto tra le/i cittadine/i

e di confronto aperto per definire proposte concrete di programma.

Esorta quindi il Fronte del No a organizzare le primarie, aperte,

con regole precise, per la scelta del/la premier.

E fin qui va bene, nulla di nuovo, solo un'accelerazione a unire le forze

d'opposizione sia per l'elaborazione del programma di governo sia,

appunto, per la scelta della premiership.

E' inutile dire: la fissazione, soprattutto in Italia (ma non solo), per giungere

a scegliere un/a capo/a con funzioni di guida forte e illuminata e magari

con doti carismatiche è dura a morire.

Ma perché non riusciamo a fare, in democrazia, una riflessione storica, etica

e politica sull'idea di leader unico? Esiste o no una correlazione statistica

tra grandi leader carismatici, trascinatori di folle, e grandi disastri umanitari?

Perché non si sottopone a critica laica e razionale l'idea, ancora troppo

spesso esaltata e invocata, del "capo solo al comando", decisionista,

lavoratore instancabile, sempre a testa alta, "che ci mette la faccia"?

(Chi avrà sdoganato per la Politica questa becera espressione

senza senso e volgare?)

Perché non vedere cosa è diventato il mondo oggi nelle mani di "leader"

quali Trump, Netanyhau, Putin (giusto per citare qualche criminale

eletto dal popolo quale "capo" di governo)?

E non è forse chiaro a tutte/i, specie in questi tempi così rovinosi

per la democrazia, quanto questo insistere sulle doti di comando

di un capo, seppure scelto/eletto, si accompagni a una ripresa/diffusione

di una cultura maschilista e patriarcale, stupida e prepotente, tutta centrata

sull'idea di risolvere ogni problema con la forza?

E la nostra Presidente del Consiglio, anche se è una donna,

con tutte le sue libertà personali di donna, non esprime forse una sua cultura

politica prigioniera della visione/azione patriarcale?

Forse tocca alle forze genuinamente democratiche, qui da noi di centrosinistra

-e la vittoria del No esprime una forte volontà di difendere le libertà costituzionali,

specie da parte di nuove generazioni-, avviare il cambiamento e definire

la questione della ricerca del "leader carismatico", con o senza "primarie",

un falso problema; anzi credere di risolvere un problema cruciale,

ai fini del risultato elettorale, con la scelta del leader è fuorviante

per un popolo maturo sul piano della democrazia.

L'idea stessa di un capo, di una guida solitaria -quasi sempre un maschio-

è l'esito storico-istituzionale della cultura patriarcale.

Purtroppo dominante e minacciante.


Tocca al campo largo innovare e non lasciarsi incatenare

da tradizioni vetuste e oggi molto pericolose. (E trovasi forse

il campo largo in una condizione favorevole per sperimentare nuove forme

oggi di conduzione politica di una coalizione e domani del governo.)

Salva l'idea democratica fondamentale della collegialità decisionale tra alleati,

si sperimenti finalmente l'affidamento della guida politica del centrosinistra

a un coppia (un uomo e una donna), nel caso, a Schlein e Conte,

quali responsabili dei due partiti maggiori della coalizione, con pari facoltà.

La democrazia ha bisogno di una visione più ampia, di occhi di genere diverso,

nelle proposte di decisioni, rispetto alle intuizioni illuminate (?)

di una singola persona.

Bisogna superare l'antica, superata, violenta (perché fondata

sull'oppressione delle donne) idea di affidare decisioni politiche importanti

a un "capo", spesso titolare di un potere oltre i limiti, grazie a un timore

reverenziale, quando non vile, dei suoi "seguaci" e della sua "parte".

E forse le persone votanti, al di là degli schieramenti di partito,

troverebbero nella guida duale un elemento di stabilità, di reciproca fiducia

e di novità democratica (capace di produrre altri cambiamenti nella composizione,

ad esempio, dei parlamenti tra uomini e donne).

O no?

Severo Laleo


P.S. Ovviamente il Presidente della Repubblica, in caso di vittoria

del centrosinistra, non potrà mai nominare Presidente del Consiglio

una "coppia", ma le forze politiche interessate potrebbero ben scrivere

regole chiare per garantire una conduzione duale del governo.

E data la pari facoltà tra i due attori responsabili della guida del Governo,

la legislatura potrebbe anche prevedere, per accordi tra le parti,

l'alternanza alla guida "nominale" del Governo.




domenica 8 marzo 2026

8 Marzo 2026: la "scuola delle ragazzine"

 Oggi, 8 Marzo, è ancora la "scuola delle ragazzine" dell'Iran.

La "scuola delle ragazzine": e muoiono di nuovo, 

già uccise dal regime, le mimose. 

Una bomba/missile intelligente, tutta maschia a ogni livello, 

dall'idea/progetto alla sua utilizzazione finale, 

uccide 140 ragazzine. 

Altre 140 ragazzine non vedranno il fior di mimosa.

Un terribile emblematico esordio di guerra dell'uomo.

Degli uomini. Dei maschi al potere. E che maschi!

Il mondo è nelle mani di una triade di criminali.

Qualunque sia il regime, democratico o autoritario, 

a governare/comandare sono sempre "capi" senza regole,

senza scrupoli, senza senso dell'umanità. Solo bulli.

E quale cultura/linguaggio: il dominio maschile

Purtroppo la servile accondiscendenza dei seguaci è uguale in ogni regime. 

Ed è spesso guidata dagli maschi oligarchi, dappertutto uguali.

S'addice al maschio la potenza illimitata.


Dove sono le persone libere? Donne e uomini?

E' necessaria una sollevazione generale di tutte le persone libere,

contro il dominio maschile, comunque interpretato.

E immagino milioni soprattutto di donne e uomini di buona volontà

testimoniare il rifiuto della guerra, della violenza maschia dei "capi",

davanti a tutte le sedi diplomatiche dei paesi in guerra, sparse nel mondo,

perché la democrazia è pace, 

la democrazia sono le persone/popoli e non i "capi",

la democrazia è disertare la guerra.


E forse tornerà a fiorire la mimosa.

O no?

Severo Laleo

martedì 3 marzo 2026

Trump, i capi pazzi, i popoli ammaliati e le istituzioni: la fine del monocratismo maschilista

Leggo ancora, dopo l'intervento di Ottorino Cappelli su volerelaluna, un altro interessante articolo sul "fenomeno" Trump di Oliviero Ponte di Pino sulla rivista DOPPIOZERO del 27 febbraio 2026. 

Il titolo dell'articolo "Trump e gli psichiatri" rende subito nota la qualità di "fenomeno" di Trump

Già dal suo inizio l'articolo riporta casi di "pazzia" di tanti sovrani nel corso del tempo: Nabucodonosor, Saul, Giovanna di Castiglia “La Pazza”, Carlo VI di Francia “Il Folle”, Giorgio III d'Inghilterra, fino al "nostro" Gian Gastone, l'ultimo dei Medici. E l'elenco si chiude, e non era possibile diversamente, con un riferimento a un altro "fenomeno", Adolf Hitler, per il quale così è descritta la diagnosi della sua "pazzia": "una miscela di disturbi della personalità e psicosi, tra cui paranoia, narcisismo maligno e tratti psicopatici". E fin qui va bene!

Definita la premessa, Ponte di Pino dedica la sua attenzione, con una nutrita serie di riferimenti testuali, alla salute fisica e mentale di Trump e scrive: "La psichiatra forense Bandy Lee, ex docente della Yale School of Medicine, ha raccolto nel volume The Dangerous Case of Donald Trump (2017)

le diagnosi di 27 psichiatri, psicologi ed esperti di salute mentale, per concludere che il presidente

non era adatto a governare e costituiva un grave pericolo per la nazione. In sintesi, Donald Trump manifesterebbe tratti riconducibili al narcisismo maligno, una combinazione di narcisismo, psicopatia, sadismo e paranoia".

Niente più? Eppure Trump "comanda"! Perché tanto è stato possibile?


Per fortuna, in mia opinione, per il docente di psichiatria Allen Frances il problema non è il "fenomeno" Trump. E Ponte di Pino riprende le parole del docente di Frances (e aggiunge dell'altro): "Oggi non subiamo più i sovrani per volontà divina e successione dinastica. Siamo in democrazia. Il problema siamo noi, gli elettori che si fanno ammaliare da queste "anime emotivamente storpie" e dai loro slogan. Trump e soci possono anche essere un manipolo di narcisisti maligni, o peggio. Ma la vera patologia è quella di nazioni che si perdono dietro a personalità tossiche, che si rispecchiano nella loro patologia. Non serve ripetersi che l'attuale inquilino della Casa Bianca è un pazzo. Il problema è politico. Forse un indizio utile ce l'ha dato nel 2017 il suo ex amico, il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, in una mail all'ex segretario al Tesoro Larry Summers, quando è sbottato “Il mondo non capisce quanto è stupido Trump”. Il problema, avverte de Vries, è che è quasi impossibile liberarsi di un narcisista maligno, una volta che ha assunto posizioni di vertice, anche perché si circonda di un seguito adorante che alimenta i tratti peggiori del suo carattere". 


E' un passo avanti, certo, spostare l'attenzione dal "sovrano", dal "capo pazzo", al corpo elettorale, tanto debole da lasciarsi "ammaliare" da queste "anime emotivamente storpie", o, addirittura, alla "patologia delle nazioni".

Ma si tratta di un passo troppo piccolo rispetto al vero problema culturale e istituzionale: 1. per cultura continuiamo a credere che sia necessario/naturale affidare a una sola persona compiti di responsabilità immani nelle decisioni della Grande Politica e, 2. così culturalmente predisposti, non riusciamo a sottoporre a critica razionale il sistema istituzionale della nostra democrazia occidentale: chi ha stabilito che deve essere un capo al vertice di un'istituzione di governo? 


Se si guarda al processo storico, non si è molto lontano dal vero nel supporre la diretta discendenza dell'istituzione monocratica del comando (l'uomo solo al comando) dal plurisecolare sistema patriarcale. Quando -e continuo a saccheggiare Ponte di Pino- Manfred F.R. Kets de Vries "disseziona "Il leader narcisista" (Cortina, Milano, 2026), "risalendo fino al mito greco, per spiegare che la vicenda di Narciso “non riguarda solo un giovane uomo pieno di sé”...i narcisisti, essenzialmente privi di empatia o di compassione verso gli altri, “vivono nel timore di non sentirsi mai abbastanza straordinari da essere notati, amati”... ha molto probabilmente in mente "la sgangherata aggressività del maschio alfa". in realtà, lo spirito del capitalismo, aggiunge de Vries, "alimenta narcisismo, avidità e invidia: queste caratteristiche appaiono perfettamente funzionali al sistema". 


Ora, se l'attuale sistema democratico produce questi guasti nella scelta della leadership, forse qualcosa non funziona nella struttura socio-economica e soprattutto, o conseguentemente, nella struttura delle istituzioni. E non può essere solo colpa dei "narcisisti", o degli "elettori", o delle "nazioni"!

Non è forse degno di attenzione, prima di proporre soluzioni alternative, il fatto che le sorti del mondo siano tutte nelle mani di "capi maschi" e per di più, in non pochi casi, di criminali?

E Il fatto che un "capo" possa raggiungere quei vertici di anormalità o di anomalia nei comportamenti non è forse "colpa" della fragilità e parzialità delle istituzioni politiche? 


Sì, un'istituzione di potere monocratico, cioè di accentramento di così grandi poteri nella disponibilità di una sola persona, è di per sé pericolosa per l'equilibrio democratico; e se quell'istituzione monocratica è l'esito storico di una visione maschilista dell'organizzazione del "comando", una democrazia avanzata potrebbe pretendere una parità di diritti/doveri da parte di donne e uomini insieme di fronte alle responsabilità della Grande Politica. Non possiamo più affidare al caso e/o all'intraprendenza di singole persone la presenza di donne e uomini nei parlamenti, perché uomini

e donne hanno diritto/dovere di sedere nelle assemblee di deliberazioni in numero pari, né possiamo affidare a "un solo capo" o "una sola capa" le redini del Governo, perché in un sistema nuovo, paritario donne/uomini, anche la guida apicale potrebbe diventare "duale" (un uomo e una donna). 

Dal monocratismo al bicratismo, dalla democrazia "casuale" alla democrazia "paritaria" di genere.

E forse così scegliendo gli psichiatri non dovranno più occuparsi di "anime emotivamente storpie".

O no?

Severo Laleo