giovedì 24 giugno 2021

WPL, donne leaders: quando la retorica imbriglia senza ragione l’agire politico

 


Si è svolto il 21 giugno scorso un summit, a cura della Fondazione Women 

Political Leaders, per ribadire ancora una volta l’importanza 

della leadership politica femminile, soprattutto adesso dopo la pandemia, 

per costruire il futuro in direzione di una “nuova normalità 

e un mondo migliore per tutti.” E vabbè!

Hanno anche parlato Draghi e Macron.

Draghi, capo di un esecutivo al maschile, dichiara: Ogni giorno milioni 

di ragazze imparano che non possono realizzare i loro sogni. 

Sono discriminate, a volte con violenza. Devono accettare, 

anziché scegliere, obbedire anziché inventare. 

Tutto questo non è solo immorale e ingiusto, è anche poco lungimirante: 

le nostre economie si perdono alcuni dei loro maggiori talenti, 

le nostre società ignorano alcune delle migliori leader del futuro...

ridurre le differenze di genere deve essere una priorità globale”.

Dichiara Draghi, ma non propone e non agisce in senso politico 

per rinnovare le istituzioni e ridurre realmente le differenze di genere.

Anzi, dimentica spesso di "nominare" donne in misura pari 

agli uomini, quando ha bisogno di qualificate collaborazioni.

Macron, a sua volta, già impegnato a tenere in piedi un esecutivo 

a parità di genere, dichiara: Abbiamo bisogno di costruire 

una leadership femminile nel regno politico. Nessuna società 

sarà in grado di affrontare le sfide di oggi se utilizzerà solo metà 

delle sue risorse viventi, della sua forza, della sua capacità 

di promuovere, sia nel servizio pubblico che nelle aziende, 

la diversità, che è la pietra angolare dell'innovazione.

Dichiara bene Macron, e con maggior vigore, ma non esistono 

sue proposte e strade percorribili per “costruire una leadership 

femminile nel regno politico.

La retorica delle buone intenzioni è salva, ma il paniere è vuoto.


Infine, l’obiettivo fondamentale della stessa Fondazione

tra gli altri, è proprio quello di aumentare il numero e l'influenza 

delle donne nelle posizioni di leadership politica

Ma non si trovano proposte di legge ad hoc. 

Tutto appare un gioco delle parti e un incredibile spreco 

di risorse a ogni livello. Si attende.

Eppure, perché, se c’è tutta questa volontà e convinzione, e c’è, 

di portare quanto meno a parità la presenza politica di uomini 

e donne anche a livello di leadership, perché non si introducono 

semplici riforme istituzionali, a quanto pare da tutte/i ormai 

ritenute non procrastinabili, per le quali, ad esempio, 

a. le assemblee politiche, ad ogni livello, siano sempre formate 

da un numero pari di uomini e donne (almeno qui da noi in Europa); 

b. gli esecutivi sian sempre formati da uomini e donne alla pari, 

per legge e non per “concessione” del capo, quasi sempre 

un maschio; 

c. la carica monocratica di Presidente, di Capo del Governo,

di Ministro sia trasformata in carica duale da affidare a un uomo 

e una donna insieme con pari facoltà (bicratismo vs monocratismo)?

Perché invece di dichiarare continuamente l’importanza della presenza 

delle donne in politica, non ci si impegna a agire per rendere reale 

questa presenza alla pari con gli uomini, modificando le leggi?

Le strutture di potere politico (e non solo) sono l’esito di una storia 

patriarcale tutta al maschile e per questo ogni carica di potere 

è sempre di tipo monocratico. Con la presenza paritaria di uomini 

e donne al potere, può essere sperimentata una forma diversa 

di organizzazione del “comando” non più di forma monocratica.

E forse qualcuna/o potrebbe studiare le conseguenze in campo culturale 

e sociale di una nuova forma di esercizio della guida politica.

O no?

Severo Laleo

domenica 20 giugno 2021

I maschi del “nucleo” e le chiacchiere di Draghi

 



Il Presidente del Consiglio Draghi ha nominato, senza ripensamento 

alcuno, cinque uomini nella "nuova struttura tecnica" 

per la gestione dei fondi in arrivo per la realizzazione del PNRR.

Cinque maschi su cinque!

Eppure Draghi sembrava aver capito nei suoi discorsi d’inizio 

governativo, l’importanza di superare la disparità uomo-donna 

non solo a livello salariale e occupazionale. 

Infatti nel discorso programmatico di governo esposto

al Senato, Draghi sostenne: "Una vera parità di genere non significa 

un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede 

che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi". 


Con quali proposte e con quali atti il nostro PdC ha inteso/intende 

superare il fariseismo e garantire "parità di condizioni competitive

tra generi"? Azzerando la presenza di donne e dimenticando così 

di garantire, attraverso presenze maschili e femminili,

 “una visione della cura” anche là dove, in economia, 

è oltremodo necessaria?

Perché non nominare sei persone, tre uomini e tre donne, 

magari a sorteggio, da un elenco di persone, disponibili 

a domanda, estremamente qualificate per titoli e esperienze 

professionali? Si possono correggere errori così gravi?

Dov’è l’autorità di Draghi, valente servitore di Stato?

Non c’entra la politica, non c’entrano i partiti, c’entrano i flussi di potere

sempre vivi dentro ambienti sempre chiusi e dominati da maschi.


Il maschilismo è duro a morire. Anche per Draghi.

I maschi restano al proprio posto e le chiacchiere di Draghi

già volano nel vento.

O no?

Severo Laleo