mercoledì 30 agosto 2023

Una sguaiataggine aberrante: l'ebbrezza e i lupi

 Un giornalista di Mediaset, si legge sui giornali, pare abbia pronunciato queste parole, a proposito di un agghiacciante stupro di gruppo: "Se vai a ballare, tu hai tutto il diritto di ubriacarti. Ma se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi, magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche perché poi il lupo lo trovi".E il discorso, si noti bene, è rivolto esclusivamente a una giovane donna.

La difesa del giornalista di Mediaset da parte di un sottosegretario alla cultura, una volta paladino urlatore della distruzione di ogni legittima autorità in nome di una esasperazione delle sue personali istanze libertarie senza limiti, ripeto, la difesa, da parte di tal sottosegretario del giornalista di Mediaset, diventa ora un tardivo riconoscimento del principio di autorità, specie se brandito dal "buon padre di famiglia" contro la libertà semplice di una "figlia" (e prova il sottosegretario a estendere il messaggio, per confondere le acque, anche a un "figlio")! Una mistificazione (insulsa) maschilista.

Per questi due maschi, italiani di una grande Nazione, i "lupi" esistono e non possono non agire da lupi, anzi non vanno solleticati con l'odore dell'ebbrezza, perché, si sa, questo tipo di lupo preferisce, e magari se ne vanta pure, la preda ubriaca. Ora, e pare conseguenza certa, chi colpevolmente si ubriaca non può evitare di offrirsi consapevolmente, vittima dell'ebbrezza, al lupo di turno!

La destra purtroppo continua a inondare il Paese di sguaiataggini, in questo caso di una sguaiataggine aberrante. Ma presto, specie se i più apriranno gli occhi della mente, questa destra dovrà nascondersi (o cambiare).

O no?

Severo Laleo 


lunedì 28 agosto 2023

Trump e il futuro (di logica e scienza) della democrazia

 La democrazia, ormai è sotto gli occhi di tutti, e numerosi sono gli studi al riguardo, dappertutto vive, soffrendo alquanto, nel nostro occidente, e il rischio di una sua soccombente fragilità nei confronti dei tentativi di ripristino dell'autoritarismo, e/o di autoinvestiture a un potere personale, è reale e presente. Anche in Italia, almeno sul piano delle velleità intenzionali e, rozzamente/sguaitamente, anche sul piano culturale e istituzionale, il processo di un rafforzamento del potere di governo sembra avviato, ed è nelle mani di già note/i adoranti trumpiane/i in Lega e in FdI.

Ma il tempo di un definitivo scontro tra una democrazia costituzionale fondata nel rispetto degli assetti istituzionali, a prescindere dalla personalità e dal partito del Presidente, e una democrazia consegnata nel voto a un "capo" apertamente postosi in sfida contro la costituzione, fino a negare il risultato elettorale e a brigare per sovvertirlo (anche con l'assalto a Capitol Hill), è giunto ora negli Usa e volge al suo esito finale.

In un'intervista di qualche giorno fa, Jericho Brown, poeta e premio Pulitzer, alla domanda "Che effetto ha oggi Trump sulla gente in Georgia?" così risponde: "Penso che Trump abbia contribuito a creare un ambiente di odio, specialmente tra le persone cui non interessano logica e scienza perché interferiscono con la capacità di essere razzisti o capitalisti all’estremo. Viviamo in una nazione costruita sulla schiavitù in cui, finché si rifiuta di affrontare la storia, anche nei momenti migliori ci sarà un’idea subconscia tra i bianchi che i neri valgono in qualche modo di meno. Prima della presidenza Trump questa tendenza era qualcosa per cui potevi esibire di provare una qualche vergogna. Poi Trump ha validato gruppi come i Proud Boys. Le persone che si sono sentite liberate da lui continuano ad amarlo. Si dice siano di meno rispetto a quando fu eletto, ma sono quelli che si fanno sentire di più, anche perché nessuno li contrasta davvero."

La questione di fondo è stata ben individuata da Jericho Brown. Quando in una democrazia qualcuno/a ha il potere finanziario e mediatico di "usare/manovrare" un numero notevolissimo di persone, soprattutto "tra le persone cui non interessano logica e scienza", suscitando ad arte (sì, ad arte e consapevolmente, mentendo a sè stesso) un clima di divisione e odio, travolgendo i limiti definiti dalle leggi, la strada per un regime autoritario costruito con le nuove regole del "capo" è pericolosamente tracciata.
Eppure, anche se J. Brown rivela nelle sue parole il suo realismo pessimista, in realtà la struttura istituzionale della democrazia americana avrà la forza (almeno si spera!) di resistere a ogni attacco fuori misura di Trump e non certo temerà le sue forzature propagandistiche: la propaganda potrà ben essere capillare e, per ora, nel breve periodo, vincente, magari grazie all'effimero successo di una foto segnaletica in atto di sfida, ma quando si entrerà nel vivo del dibattito, con documenti, atti e testimonianze, verrà anche il tempo della riflessione logica, nella sua serie di causa/effetto, e nessuno potrà più barare.

La democrazia sarà salva se salva sarà la capacità di ogni persona
di conoscere/comprendere/scegliere, al di là di ogni strattonata in una direzione o nell'altra. Se, al contrario, l'obbedienza a un "capo" prevarrà sul rispetto delle regole liberaldemocratiche date, la crisi della democrazia sarà senza ritorno.
E' bene aspettare (con fiducia) l'esito della lotta tra i due fronti negli Usa, ma è bene anche qui in Italia aprire gli occhi, magari partecipando con più convinzione alla vita politica, e scegliere da che parte stare tra chi segue "logica e scienza" e chi, senza "logica e scienza", tende a opprimere le "diversità" d'ogni tipo, e tra queste principalmente la povertà.
Forse, se la democrazia, con logica e scienza, riuscirà a definire un limite alla povertà (garantire a tutte le persone la dignità del vivere) e un limite alla ricchezza (tale da non consentire a nessuno/a di pregiudicare gli assetti dei poteri costituzionali), il rischio di una deriva autoritaria sarà più facile da controllare (specie se le sedi istituzionali delle decisioni pubbliche saranno costituite d'obbligo da uomini e donne in pari numero).
O no?
Severo Laleo

mercoledì 23 agosto 2023

Istituzioni sguaiate 7: la normalità (del) generale

 Ora un'insulsa sguaiataggine proviene anche dal (quasi discreto) campo militare, se così si può definire il posto di un generale. È cmq sempre un posto nella funzione pubblica di Stato. Alto, per giunta. Non si tratta della truppa (quando è fuori di sé).

Dalla sua posizione il generale esprime sì le sue idee, ma in contrasto con i principi della nostra Costituzione ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.") e in contrasto con il principio etico-giuridico della Dichiarazione Universale dei diritti umani ("Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.")

E questo è indifendibile.

Eppure le sue "opinioni" -chissà se si potranno definire "vannacce"- e la sua idea di "normalità" non troverebbero alcun luogo di possibile dibattito, se non fossero intervenuti a sostenerle/giustificarle altri "generali" e "capitani" forzuti della destra verace, dalla Lega a FdI, da tempo tutta affogata in un brodo stantio di machismo. 

Ed è appunto questo sostegno, diretto e indiretto, a svelare la presenza di un nero mondo di rigurgiti violenti (l'intento è ridurre a silenzio e nei ghetti le "minoranze") sempre più arrogante, senza dubbio grazie a un governo amico.

Per ora il Ministro della Difesa -il solo, pare, nel Governo- ha avuto un qualche scatto di recupero costituzionale (e etico), subito tuttavia dividendosi tra uomo delle istituzioni, secondo il quale il generale "farnetica", e uomo politico, secondo il quale (evidentemente) altro è possibile.

E questo è quando il coraggio ha paura.

Forse il nostro Paese tornerà di nuovo a respirare un'aria di civiltà liberaldemocratica, fondata su saldi, e a tutte/i noti, principi costituzionali, quando le persone comprenderanno il pericolo reale di tanta rozzezza culturale e chiederanno presto a gran voce il cambiamento: il ritorno alla "normalità" (costituzionale).

O no?

Severo Laleo

P.S. Leggo ora l'articolo di M. Ferrera sul Corriere: un'analisi perfetta, pienamente condivisibile, anche nella direzione di una civile e democratica "cultura del limite."




venerdì 11 agosto 2023

Michela Murgia

Michela Murgia è morta.

Femminista, 

la sua vita, 

le sue idee, 

le sue parole 

esprimono il futuro (migliore). 

Maestra, continuerà a vivere.

Severo Laleo


mercoledì 9 agosto 2023

Liberaldemocrazie (da salvare) e autoritarismi nuovi (e sempre beceri)

 Nell'articolo di Gianfranco Pasquino su Domani del 9 agosto, a proposito del futuro delle democrazie liberali (il titolo recita: "le democrazie muoiono se non si insegnano i suoi valori"), si possono leggere strati di parole di ottimismo e insieme di pessimismo.

L'ottimismo, direi attivo, è tutto nella proposta di una democrazia a vocazione pedagogica, di una politica cioè impegnata anche su un versante pedagogico. Riporto le sue parole: "Sono giunto alla individuazione di un fattore predominante [nei successi elettorali delle destre]. In tempi diversi e con modi diversi i governanti democratici, compiaciuti dei loro successi politici, istituzionali, economici hanno cessato qualsiasi attività di insegnamento della politica democratica, dei principi e dei valori della società aperta. Anzi, proprio in nome della libertà di competizione politica e culturale non hanno saputo/voluto opporre le loro idee a quelle in parte comuni in parte specifiche alle singole esperienze storiche che venivano espresse in maniera talora folkloristica talora anche violenta dalle destre. Soltanto l'impegno pedagogico culturale, qui e ora, senza speciose neutralità, sulla superiorità dei valori universali democratici può salvare le democrazie realmente esistenti, la democrazia che abbiamo e quella che vorremmo."

Perfettamente d'accordo.

Il pessimismo, davvero profondo, è invece racchiuso in una notazione di inquietudine: "Mi inquieto al solo pensiero che Donald Trump che tutti i sondaggi danno molto competitivo finisca per tornare alla Casa Bianca con conseguenze che sarebbero devastanti per tutte le liberaldemocrazia esistenti e per coloro che vorrebbero crearne nei loro paesi." E il termine devastante è scritto ben a proposito.

Ma si può mai correre il rischio di consentire alle liberaldemocrazie di diventare la base di lancio di nuovi autoritarismi dai tratti beceri?

In verità, riandando con la memoria all'ultima tornata elettorale presidenziale negli Usa, le persone votanti più avvertite hanno interiorizzato il rischio e hanno risposto scegliendo Biden. Gli stessi tentativi di Trump di stravolgere il risultato elettorale, sino all'assurdo assalto a Capitol Hill, chiamando a raccolta i suoi, non ha funzionato, perché molti funzionari, anche repubblicani, il famoso/famigerato Deep State, hanno dimostrato più attaccamento ai valori democratici che a loro capo. Una speranza esiste ancora, dunque! (L'insuccesso recente di Vox potrebbe essere una conferma.)

Certo se le liberaldemocrazie rischiano, non è solo per assenza di un impegno pedagogico (i fattori sono sempre molteplici, avverte Pasquino), quanto, forse, per l'irruente occupazione, in più Paesi, della politica da parte di uomini di affari, senza cultura del limite, potenti per una ricchezza troppo facilmente accumulata. Questo mix tra potere politico e potere economico/finanziario ha creato le basi per il potere autoritario, attraverso una "semplificazione" dei processi decisionali. Non solo. Con esso mix ha ritrovato nuovo vigore anche il pensiero, anzi il dominio, maschilista.

Che fare? 

Da una parte scrivere nuove regole di trasparenza per porre limiti (nella competizione democratica prima e nella gestione del governo poi), a chiunque si trovi ad accumulare un enorme potere personale, dall'altra rompere la maschilizzazione culturale della politica (spesso interpretata bene anche da donne!) con istituzioni democratiche (parlamenti, consigli, giunte...) a parità di presenze uomini/donne, fino a superare il monocratismo con un governo duale. Non è forse sul piano istituzionale il monocratismo l'esito storico del maschilismo?

È cmq compito di ogni persona democratica partecipare alla vita politica, in un modo o nell'altro, per sostenere/estendere la democrazia contro ogni pericolo di autoritarismo.

O no?

Severo Laleo

venerdì 4 agosto 2023

Sguaiataggine senza ritorno: una Presidente ostaggio?

Parole ambigue/inaccettabili e un'assenza imperdonabile (del tipo: io non scappo mai!) chiariscono, senza ombra di dubbio, la scelta di parte e non di Stato di questa Presidente del Consiglio. 

Non risulta chiaro perché, contro ogni indicazione storica, politica e giudiziaria, scelga questa Presidente del Consiglio di "confondere/imbrogliare" il popolo italiano, anzi la sua Patria, attribuendo la strage di Bologna al "terrorismo" e basta. Perché? Ignara o ostaggio? O sa altro?

Chi ha scritto, e forse imposto, quel testo? 

Se è stata lei a scegliere le parole o se anche ha accolto senza opporsi le parole di altri, credo abbia ragione Bersani: [Sulla strage di matrice neofascista di Bologna] "C’è una saldatura della verità storica, politica e giudiziaria. Se una persona non è in grado di riconoscerla, non merita il rispetto degli italiani, quand’anche fosse presidente del Consiglio".

Si è toccato il fondo: questa sguaiataggine istituzionale è senza ritorno e forse apre la strada alla fine di questo governo. Irrimediabilmente.

O no?

Severo Laleo

P.S. Le parole ambigue di Meloni hanno subito aperto la strada a dichiarazioni di stravolgimento della realtà storica e giudiziaria, prima nette, poi peggio che ambigue, da parte di De Angelis, dichiarazioni cmq inaccettabili per un portavoce di un Presidente di Regione. Credo sia utile riportate ancora una volta le chiare parole di Pier Luigi Bersani: "Lo squillo di tromba di Marcello De Angelis non rimarrà isolato. La studiata ambiguità della dichiarazione per il 2 agosto del presidente del Consiglio conteneva un messaggio che solo le anime belle non hanno voluto vedere: lasciare aperto il vaso di Pandora delle falsità nere mentre finalmente la verità giudiziaria si afferma".


Istituzioni sguaiate 6: la ministra Calderone

Un po' tutta la stampa, chissà perché, nei giorni scorsi, ha voluto riportare nei titoli, a proposito dell'interruzione con un sms per centinaia di migliaia di persone del reddito di cittadinanza, questa espressione, tra le altre, della ministra Calderone: "C'è chi soffia sul disagio." Evidentemente l'espressione è significativa. Per molti aspetti. 

Ma qui se ne vuole segnalare solo la sguaiataggine sostanziale propria di chi resta indifferente di fronte alla sofferenza delle persone.

La ministra Calderone ammette dunque l'esistenza del disagio, ma non percependone la gravità, non si preoccupa del suo dovere di eliminare/alleviare il disagio, al contrario ritiene essere suo compito "politico" di governante quello di  tener buone le persone povere attaccando chi "soffia sul disagio".

Una visione paternalistica se non autoritaria della democrazia: forse sparirà il disagio se non "si soffia"?

L'espressione della ministra Calderone mostra tutta l'insensibilità sua e di questo governo verso le persone povere, un governo forte con i deboli e schiavo dei (pre)potenti.

E avrà anche questo governo la maggioranza di quella parte che è andata a votare, ma ora è chiara a tutte/i la sua irriducibile (cattiva) incompetenza.

Per il senatore Casini, se non altro ricco di esperienza, solo Meloni "regge" nel disastro generale, ma credo s'inganni, e di grosso, perché saper navigare in politica non è esprimere una "visione" (e se esiste é pericolosa). 

Presto la barca affonderà (e questa volta senza vittime).

O no?

Severo Laleo

P.S. A proposito di reddito di cittadinanza e lavoro, dichiara un ottimo Bersani a La Stampa: "Questa è la brutalità di gente che non riconosce la povertà. La ministra Calderone dice che, chi vuole, il lavoro lo trova: evidentemente viene da Marte".