Leggo ancora, dopo l'intervento di Ottorino Cappelli su volerelaluna, un altro interessante articolo sul "fenomeno" Trump di Oliviero Ponte di Pino sulla rivista DOPPIOZERO del 27 febbraio 2026.
Il titolo dell'articolo "Trump e gli psichiatri" rende subito nota la qualità di "fenomeno" di Trump.
Già dal suo inizio l'articolo riporta casi di "pazzia" di tanti sovrani nel corso del tempo: Nabucodonosor, Saul, Giovanna di Castiglia “La Pazza”, Carlo VI di Francia “Il Folle”, Giorgio III d'Inghilterra, fino al "nostro" Gian Gastone, l'ultimo dei Medici. E l'elenco si chiude, e non era possibile diversamente, con un riferimento a un altro "fenomeno", Adolf Hitler, per il quale così è descritta la diagnosi della sua "pazzia": "una miscela di disturbi della personalità e psicosi, tra cui paranoia, narcisismo maligno e tratti psicopatici". E fin qui va bene!
Definita la premessa, Ponte di Pino dedica la sua attenzione, con una nutrita serie di riferimenti testuali, alla salute fisica e mentale di Trump e scrive: "La psichiatra forense Bandy Lee, ex docente della Yale School of Medicine, ha raccolto nel volume The Dangerous Case of Donald Trump (2017)
le diagnosi di 27 psichiatri, psicologi ed esperti di salute mentale, per concludere che il presidente
non era adatto a governare e costituiva un grave pericolo per la nazione. In sintesi, Donald Trump manifesterebbe tratti riconducibili al narcisismo maligno, una combinazione di narcisismo, psicopatia, sadismo e paranoia".
Niente più? Eppure Trump "comanda"! Perché tanto è stato possibile?
Per fortuna, in mia opinione, per il docente di psichiatria Allen Frances il problema non è il "fenomeno" Trump. E Ponte di Pino riprende le parole del docente di Frances (e aggiunge dell'altro): "Oggi non subiamo più i sovrani per volontà divina e successione dinastica. Siamo in democrazia. Il problema siamo noi, gli elettori che si fanno ammaliare da queste "anime emotivamente storpie" e dai loro slogan. Trump e soci possono anche essere un manipolo di narcisisti maligni, o peggio. Ma la vera patologia è quella di nazioni che si perdono dietro a personalità tossiche, che si rispecchiano nella loro patologia. Non serve ripetersi che l'attuale inquilino della Casa Bianca è un pazzo. Il problema è politico. Forse un indizio utile ce l'ha dato nel 2017 il suo ex amico, il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, in una mail all'ex segretario al Tesoro Larry Summers, quando è sbottato “Il mondo non capisce quanto è stupido Trump”. Il problema, avverte de Vries, è che è quasi impossibile liberarsi di un narcisista maligno, una volta che ha assunto posizioni di vertice, anche perché si circonda di un seguito adorante che alimenta i tratti peggiori del suo carattere".
E' un passo avanti, certo, spostare l'attenzione dal "sovrano", dal "capo pazzo", al corpo elettorale, tanto debole da lasciarsi "ammaliare" da queste "anime emotivamente storpie", o, addirittura, alla "patologia delle nazioni".
Ma si tratta di un passo troppo piccolo rispetto al vero problema culturale e istituzionale: 1. per cultura continuiamo a credere che sia necessario/naturale affidare a una sola persona compiti di responsabilità immani nelle decisioni della Grande Politica e, 2. così culturalmente predisposti, non riusciamo a sottoporre a critica razionale il sistema istituzionale della nostra democrazia occidentale: chi ha stabilito che deve essere un capo al vertice di un'istituzione di governo?
Se si guarda al processo storico, non si è molto lontano dal vero nel supporre la diretta discendenza dell'istituzione monocratica del comando (l'uomo solo al comando) dal plurisecolare sistema patriarcale. Quando -e continuo a saccheggiare Ponte di Pino- Manfred F.R. Kets de Vries "disseziona "Il leader narcisista" (Cortina, Milano, 2026), "risalendo fino al mito greco, per spiegare che la vicenda di Narciso “non riguarda solo un giovane uomo pieno di sé”...i narcisisti, essenzialmente privi di empatia o di compassione verso gli altri, “vivono nel timore di non sentirsi mai abbastanza straordinari da essere notati, amati”... ha molto probabilmente in mente "la sgangherata aggressività del maschio alfa". in realtà, lo spirito del capitalismo, aggiunge de Vries, "alimenta narcisismo, avidità e invidia: queste caratteristiche appaiono perfettamente funzionali al sistema".
Ora, se l'attuale sistema democratico produce questi guasti nella scelta della leadership, forse qualcosa non funziona nella struttura socio-economica e soprattutto, o conseguentemente, nella struttura delle istituzioni. E non può essere solo colpa dei "narcisisti", o degli "elettori", o delle "nazioni"!
Non è forse degno di attenzione, prima di proporre soluzioni alternative, il fatto che le sorti del mondo siano tutte nelle mani di "capi maschi" e per di più, in non pochi casi, di criminali?
E Il fatto che un "capo" possa raggiungere quei vertici di anormalità o di anomalia nei comportamenti non è forse "colpa" della fragilità e parzialità delle istituzioni politiche?
Sì, un'istituzione di potere monocratico, cioè di accentramento di così grandi poteri nella disponibilità di una sola persona, è di per sé pericolosa per l'equilibrio democratico; e se quell'istituzione monocratica è l'esito storico di una visione maschilista dell'organizzazione del "comando", una democrazia avanzata potrebbe pretendere una parità di diritti/doveri da parte di donne e uomini insieme di fronte alle responsabilità della Grande Politica. Non possiamo più affidare al caso e/o all'intraprendenza di singole persone la presenza di donne e uomini nei parlamenti, perché uomini
e donne hanno diritto/dovere di sedere nelle assemblee di deliberazioni in numero pari, né possiamo affidare a "un solo capo" o "una sola capa" le redini del Governo, perché in un sistema nuovo, paritario donne/uomini, anche la guida apicale potrebbe diventare "duale" (un uomo e una donna).
Dal monocratismo al bicratismo, dalla democrazia "casuale" alla democrazia "paritaria" di genere.
E forse così scegliendo gli psichiatri non dovranno più occuparsi di "anime emotivamente storpie".
O no?
Severo Laleo