mercoledì 20 febbraio 2019

Ospite, nemico e comune umanità: convivere senza massacrarsi. A proposito de “L’ospite e il nemico” di R. Simone



Caro Scapece,
lo sai tu, vero, che potrei benissimo essere considerato un appartenente
(solo idealmente, eh!) al Club Radicale?
Sì, il Club Radicale. Non ce l’hai presente? E vabbè, ora ti spiego.
Il Club Radicale, devi sapere, è un club la cui base culturale comune
-scrive Raffaele Simone nel suo libro L’Ospite e il Nemico- “è formata 
da un aggregato poco amalgamato ma assertivo di assunti radical: 
vi confluiscono esigenze comuniste e egalitarie, umanitarie, cristiano-sociali, 
anti-imperialiste, anti-capitaliste e anti-occidentali,
no-global, femministe, omosessuali, non-violente, terzomondiste, 
ambientaliste, vegane e animaliste”. Lo vedi, è proprio il mio Club (insomma!)
sia perché non posso nascondere l’impronta cristiano-sociale 
nella mia formazione, attraverso la quale ho anche filtrato/accolto
esigenze comuniste, femministe, non-violente, sia perché ho sempre riservato
una grande attenzione, forse per deviazione professionale, ai “valori
(se si può ancora usare questa parola) presenti nelle Grandi Carte,
quali la Costituzione Italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
eppure, t’assicuro, nonostante l’autore del libro,
appunto Raffaele Simone, sia molto severo e molto critico con il Club,
responsabile tra l’altro di un uso scrupoloso del Politicamente Corretto
nella strategia di comunicazione tendente a nascondere ogni differenza
tra nativi e nuovi arrivati, mi è facile ammettere, abbandonando il vizio grave
proprio del Club (non mio, eh!) di non voler aprire bene gli occhi, 
che il suo libro è fondamentale per avviare una riflessione seria, consapevole, 
informata sulla Grande Migrazione (il titolo completo del libro infatti è: 
L'ospite e il nemico. La grande migrazione e l'Europa, da fine novembre 
nelle librerie).
A leggerlo si capisce chiaramente che il Club Radicale ha le sue responsabilità
se l’Europa non ha saputo affrontare con un serio progetto politico la grande 
ondata migratoria proveniente da Africa e Asia; al contrario, sembra aver favorito 
il sopravvento dell’idea minimizzatrice che tutto si potesse aggiustare, 
magari con il tempo; e la cronaca è piena di esempi di sottovalutazione di episodi 
di violenza qua e là in Europa; così dum Romae consulitur...
Un ruolo negativo nell’affrontare concretamente le questioni legate 
alla Grande Migrazione ha avuto anche la “mitezza” del nostro apparato normativo 
e delle nostre occidentali regole di convivenza. (Forse perché, a mio parere, 
la mitezza, spesso malintesa, per colpa dei governanti, ha vestito i panni 
più del lasciar perdere e dell’accidia che della prudenza attiva.)
Anzi, ti dirò, grazie a questo libro, sebbene ancora mi capita a volte di propendere 
per gli estremisti della libera circolazione (mi è venuta voglia di leggere 
anche il libro, più volte citato da Simone, di Donatella Di Cesare), 
ho cercato di introdurre qualche limite e controllo nelle mie idee “miti”, 
sempre un po’ sfuggenti di fronte ai dati della realtà.

Tu che vivi in una città che ha visto partire i bastimenti per terre assai luntane, 
in cerca di fortuna, che ha visto le lacrime degli emigranti, consapevoli, 
amaramente, di essere carne ‘e maciello, e che ora, ingoiate da tempo 
le lacrime, gioisce perché un suo corregionale, Bill de Blasio, è sindaco 
di New York, sai bene quanto sia importante capire, con la necessaria attenzione, 
cos’è ora la Grande Migrazionemolto diversa, avverte però Simone
dalla nostra di fine ottocento.

E’ un libro da leggere, te lo consiglio. Anzi, aggiungo: dopo aver letto il libro,
mi sento più sicuro nell’affrontare la discussione sull’argomento con chicchessia,
perché ho abbandonato il mio irenismo un po’ superficiale, e non bene informato,
buono per ogni occasione, e ho adottato, con i miei limiti e i miei radicati 
sentimenti, il realismo, sia pure apprensivo, di R. Simone.
E chissà se è ancora possibile coltivare idea/speranza di M. Mauss: "il «segreto» 
della convivenza dei popoli e delle nazioni consiste nel saper trovare ogni volta 
delle modalità istituzionali attraverso cui possano «contrapporsi 
senza massacrarsi, e a “darsi” senza sacrificarsi l’uno all’altro». 
Mauss suggeriva che per rompere il cerchio infernale della guerra 
di tutti contro tutti occorre affidarsi alla logica del dono, 
del donare/ricevere/ricambiare, che è la sola in grado di far «deporre le lance», 
di creare «rapporti stabili» e di trasformare in socius chi prima era considerato 
come nemico." (F. Fistetti in Dal mito della crescita all’homo convivialis” 2014).

Un’ultima cosa. Che nasce, come tu ben sai, solo da una mia fissazione: 
tutto il male, tutta la conflittualità originata dalla Grande Migrazione
e tutte le conseguenti ipotesi di stravolgimento in un futuro prossimo 
dell’assetto europeo così come oggi è dato, ho la sensazione appartengano 
al solito schema di lotta per il predominio di stampo maschilista; 
ci si può interrogare se esiste/esisterà un ruolo delle donne per andare 
oltre il solito schema? (Nella pagina dei ringraziamenti c’è posto 
anche per Ruth…) Tu che dici? E’ lecito o no?
Stammi bene caro Scapece, e buone cose sempre.
Un abbraccio,
Severo






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