Qualcosa lentamente cambia nel mondo occidentale (e a seguire cambierà anche in altri "mondi"), e proprio ora, in questi tempi di crisi della democrazia liberaldemocratica e di irruenta onda nazionalviolenta: può sembrare strano e contraddittorio, ma a cambiare è/sarà il rapporto tra governanti (in verità, a essere attenti, Trump, Putin, Netanyahu, e compagnia bella, non sono governanti, ma, nonostante le elezioni, semplicemente "capi", ancora intirizziti di vieto virilismo, senza visione giusta di "governo") e governate/i (sempre più libere/i di esprimersi o non esprimersi, gelose/i della propria libertà, e non tutte/i manovrabili a piacere).
E qual /sarà la leva di questo cambiamento?
È il porsi di ognuna/o, a ogni livello, di fronte alla guerra.
I governanti, da una parte, pochi, vecchi, ricchi e maschi, decidono la guerra, come e quando vogliono, senza preoccuparsi molto di quante persone, quasi sempre povere e giovani, mandano a morire, tra civili e soldati, tra i propri e gli altri.
Dall'altra parte, le/i governate/i, soprattutto giovani, diventano sempre più estranee/i al bellicismo dei capi, e non ambiscono certo, almeno nella nostra Europa, a uccidere per un'idea assurda di patria o di potenza.
Le nuove generazioni intendono sempre più garantirsi spazi di libertà di vita in reciproca sicurezza, con il vivere in pace e senza guerre. La guerra appare loro un residuo medievale per la soluzione di problemi e conflitti.
Perché dovrebbero uccidersi tra loro se possono concordare soluzioni senza massacrarsi?
Ha ragione Benigni: se oggi nei musei della tortura possiamo inorridire di fronte a tremende macchine del dolore, domani chi verrà dopo di noi potrà inorridire di fronte alle più terrificanti armi di guerra/morte, fino alla bomba atomica.
È facile a dirsi: o i musei della guerra o il nulla!
E sebbene sia molto diffuso un nuovo parlare di spirito bellico, di riarmo, di nuove forze militari, naturalmente di difesa, un varco enorme e sempre più visibile s'apre tra governanti e governati sul tema della guerra e sarà questo il varco attraverso il quale avanzerà una nuova democrazia di uomini e donne del no alla guerra.
O no?
Severo Laleo
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