sabato 24 gennaio 2026

Trump e gli schiavi

 A me pare un errore parlare solo delle "pazzie" di Trump, e un errore mi pare esclusivamente sottolineare ogni volta il suo imprevedibile e minaccioso oscillare decisionale, ma, se è utile certamente smascherare la continua sua riduzione della politica ad affarismo e condannare il suo continuo ricorso alla violenza eversiva, contro persone e istituzioni, appare forse più giusto, più importante, più democratico, più produttivo, sul piano culturale e politico, parlare della codardia interessata e avvilente dei "suoi" seguaci repubblicani, soprattutto se esponenti politici. 

E si potrebbe ricorrere per l'occasione a un'espressione famosa di Gobetti nella sua analisi del fascismo: Trump non ha certo "virtù di padrone", ma i suoi repubblicani "hanno bene animo di schiavi". 

E annovera tra i "suoi" anche i servili alleati. 

Speriamo comunque freni il Presidente della Repubblica la discesa nella vergogna!

O no?

Severo Laleo


venerdì 23 gennaio 2026

Il discorso di Carney è il futuro?

 Sì, un "buon"  discorso, il discorso di Carney a Davos, insieme di strategia e di pragmatismo; eppure, se diventa un "gran"  discorso, è solo grazie al contesto geopolitico: infatti, in un mondo, a sentir Carney, di paesi divisi e in competizione tra loro per ottenere il meglio, a dir breve, da "chi comanda con la forza e senza regole", proporre di cambiare rotta è un atto dirompente, "eroico"! 

Ma è proprio così? 

Leggiamo questo passaggio di Carney a proposito del suo Canada: "Il Canada sta calibrando le proprie relazioni in modo che la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo dando priorità a un impegno ampio per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell’ordine mondiale, i rischi che ciò comporta e la posta in gioco per ciò che verrà dopo. Non facciamo più affidamento solo sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza. Stiamo costruendo questa forza nel nostro paese. Da quando il mio governo è entrato in carica, abbiamo tagliato le tasse sui redditi, sulle plusvalenze e sugli investimenti delle imprese; abbiamo rimosso tutte le barriere federali al commercio interprovinciale e abbiamo dato priorità a investimenti per mille miliardi di dollari in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora. Raddoppieremo la nostra spesa per la difesa entro il 2030, facendolo in modi che rafforzano le nostre industrie nazionali".

In verità, quando si passa dai valori alla forza si rischia sempre di meritarsi per strada un Trump qualsiasi: se si persevera in politiche note e fallimentari, sarà difficile costruire un "nuovo ordine". Potrà essere anche più giusto e razionale il "nuovo ordine", meno trumpiano, ma sarà sempre in continuità con la storia in corso. 

Forse sono necessarie altre politiche, di cambiamenti notevoli, legate, ad esempio, a un'idea di "limite", con le conseguenti scelte di governo: innanzitutto definire un limite alla ricchezza e un limite alla povertà -per una società solidale-, un limite al potere di un "capo", dovunque si manifesti -superamento dei monocratismi-, un limite al potere degli uomini -per una parità assoluta, soprattutto a livello istituzionale, tra uomini e donne-, un limite alla distruzione dell'ambiente, un limite alla "pene" -eliminazione della pena di morte, un limite alla produzione di armi...e così via.

Il discorso di Carney senza dubbio sveglia, ma non propone cambiamenti. 

O no?

Severo Laleo

domenica 11 gennaio 2026

Due corpi, due culture: la gioia/vita e la violenza/morte

 Il brutale assassinio di Renee Nicole Good segna e segnerà inevitabilmente la fine del potere maschile, ora nella sua ultima versione trumpiana. La sollevazione sarà generale. Specie delle donne. Niente sarà più come prima, dopo questo paradigmatico "scontro" tra due mondi. Il processo di civilizzazione, nel suo farsi, è inarrestabile, ed è quindi sicura la fine della violenza maschile. E del suo potere politico.

Il fatto emblematico è questo: nel 2026, nell'era di Trump e dei suoi seguaci, si scontrano, in una strada di Minneapolis, due corpi e, insieme, due visioni del mondo, due culture. 

I due corpi, cioè le due strutture umane, sono, da una parte, un viso solare, una mano fuori dal finestrino dell'auto in segno di apertura e intenzione di dialogo, senza paura dell'"altro", e, dall'altra parte, una struttura umana chiusa in sé stessa, rigida, impaurita, pronta a usare la violenza dell'arma, protesi del suo "essere", incapace di parola. 

Da una parte, un dire: "...non sono arrabbiata con te!", dall'altra un insulto, "fottuta stronza".

È un terribile scontro, drammatico, in questo caso, fra il corpo femminile e il corpo maschile, tra un corpo femminile, interprete di una cultura della parola, e un corpo maschile, interprete dell'istinto della violenza/dominio. 

Si sa, esistono corpi femminili, tutti al maschile, e corpi maschili, tutti al femminile: il confronto è sempre tra due "sentire", tra due interpretazioni della relazione, tra la "mitezza" (M.L. Rodotà) e la violenza. A prescindere.

Forse è ora di provare a espellere dalla storia il dominio maschile con le sue terribili imprese violente.

O no?

Severo Laleo