venerdì 23 gennaio 2026

Il discorso di Carney è il futuro?

 Sì, un "buon"  discorso, il discorso di Carney a Davos, insieme di strategia e di pragmatismo; eppure, se diventa un "gran"  discorso, è solo grazie al contesto geopolitico: infatti, in un mondo, a sentir Carney, di paesi divisi e in competizione tra loro per ottenere il meglio, a dir breve, da "chi comanda con la forza e senza regole", proporre di cambiare rotta è un atto dirompente, "eroico"! 

Ma è proprio così? 

Leggiamo questo passaggio di Carney a proposito del suo Canada: "Il Canada sta calibrando le proprie relazioni in modo che la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo dando priorità a un impegno ampio per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell’ordine mondiale, i rischi che ciò comporta e la posta in gioco per ciò che verrà dopo. Non facciamo più affidamento solo sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza. Stiamo costruendo questa forza nel nostro paese. Da quando il mio governo è entrato in carica, abbiamo tagliato le tasse sui redditi, sulle plusvalenze e sugli investimenti delle imprese; abbiamo rimosso tutte le barriere federali al commercio interprovinciale e abbiamo dato priorità a investimenti per mille miliardi di dollari in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora. Raddoppieremo la nostra spesa per la difesa entro il 2030, facendolo in modi che rafforzano le nostre industrie nazionali".

In verità, quando si passa dai valori alla forza si rischia sempre di meritarsi per strada un Trump qualsiasi: se si persevera in politiche note e fallimentari, sarà difficile costruire un "nuovo ordine". Potrà essere anche più giusto e razionale il "nuovo ordine", meno trumpiano, ma sarà sempre in continuità con la storia in corso. 

Forse sono necessarie altre politiche, di cambiamenti notevoli, legate, ad esempio, a un'idea di "limite", con le conseguenti scelte di governo: innanzitutto definire un limite alla ricchezza e un limite alla povertà -per una società solidale-, un limite al potere di un "capo", dovunque si manifesti -superamento dei monocratismi-, un limite al potere degli uomini -per una parità assoluta, soprattutto a livello istituzionale, tra uomini e donne-, un limite alla distruzione dell'ambiente, un limite alla "pene" -eliminazione della pena di morte, un limite alla produzione di armi...e così via.

Il discorso di Carney senza dubbio sveglia, ma non propone cambiamenti. 

O no?

Severo Laleo

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