domenica 11 gennaio 2026

Due corpi, due culture: la gioia/vita e la violenza/morte

 Il brutale assassinio di Renee Nicole Good segna e segnerà inevitabilmente la fine del potere maschile, ora nella sua ultima versione trumpiana. La sollevazione sarà generale. Specie delle donne. Niente sarà più come prima, dopo questo paradigmatico "scontro" tra due mondi. Il processo di civilizzazione, nel suo farsi, è inarrestabile, ed è quindi sicura la fine della violenza maschile. E del suo potere politico.

Il fatto emblematico è questo: nel 2026, nell'era di Trump e dei suoi seguaci, si scontrano, in una strada di Minneapolis, due corpi e, insieme, due visioni del mondo, due culture. 

I due corpi, cioè le due strutture umane, sono, da una parte, un viso solare, una mano fuori dal finestrino dell'auto in segno di apertura e intenzione di dialogo, senza paura dell'"altro", e, dall'altra parte, una struttura umana chiusa in sé stessa, rigida, impaurita, pronta a usare la violenza dell'arma, protesi del suo "essere", incapace di parola. 

Da una parte, un dire: "...non sono arrabbiata con te!", dall'altra un insulto, "fottuta stronza".

È un terribile scontro, drammatico, in questo caso, fra il corpo femminile e il corpo maschile, tra un corpo femminile, interprete di una cultura della parola, e un corpo maschile, interprete dell'istinto della violenza/dominio. 

Si sa, esistono corpi femminili, tutti al maschile, e corpi maschili, tutti al femminile: il confronto è sempre tra due "sentire", tra due interpretazioni della relazione, tra la "mitezza" (M.L. Rodotà) e la violenza. A prescindere.

Forse è ora di provare a espellere dalla storia il dominio maschile con le sue terribili imprese violente.

O no?

Severo Laleo



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