Mentre si scrutinano le ultime schede del Sì e del No, è bene fare
qualche riflessione politica.
A caldo. Soprattutto dopo l'intervento di Conte a commento del voto.
Il presidente Conte, considerata la vittoria notevole del Fronte del No,
al di là delle dichiarazioni di rito, entra subito nel merito della lotta politica
e invita tutta l'opposizione a lavorare celermente per costruire
un programma comune. E cmq dichiara di essere già al lavoro
con il suo M5S in tutta Italia per una campagna di ascolto tra le/i cittadine/i
e di confronto aperto per definire proposte concrete di programma.
Esorta quindi il Fronte del No a organizzare le primarie, aperte,
con regole precise, per la scelta del/la premier.
E fin qui va bene, nulla di nuovo, solo un'accelerazione a unire le forze
d'opposizione sia per l'elaborazione del programma di governo sia,
appunto, per la scelta della premiership.
E' in utile dire: la fissazione, soprattutto in Italia (ma non solo), per giungere
a scegliere un/a capo/a con funzioni di guida forte e illuminata e magari
con doti carismatiche è dura a morire.
Ma perché non riusciamo a fare, in democrazia, una riflessione storica, etica
e politica sull'idea di leader unico? Esiste o no una correlazione statistica
tra grandi leader carismatici, trascinatori di folle, e grandi disastri umanitari?
Perché non si sottopone a critica laica e razionale l'idea, ancora troppo
spesso esaltata e invocata, del "capo solo al comando", decisionista,
lavoratore instancabile, sempre a testa alta, "che ci mette la faccia"
(chi avrà sdoganato per la Politica questa becera espressione
senza senso e volgare?)
Perché non vedere cosa è diventato il mondo oggi nelle mani di "leader"
quali Trump, Netanyhau, Putin (giusto per citare qualche criminale
eletto dal popolo quale "capo" di governo).
E non è forse chiaro a tutte/i, specie in questi tempi così rovinosi
per la democrazia, quanto questo insistere sulle doti di comando
di un capo, seppure scelto/eletto, si accompagni a una ripresa/diffusione
di una cultura maschilista e patriarcale, stupida e prepotente, tutta centrata
sull'idea di risolvere ogni problema con la forza?
E la nostra Presidente del Consiglio, anche se è una donna,
con tutte le sue libertà personali di donna, non esprime forse una sua cultura
politica prigioniera della visione/azione patriarcale?
Forse tocca alle forze genuinamente democratiche, qui da noi di centrosinistra
-e la vittoria del No esprime una forte volontà di difendere le libertà costituzionali,
specie da parte di nuove generazioni-, avviare il cambiamento e definire
la questione della ricerca del "leader carismatico", con o senza "primarie",
un falso problema; anzi credere di risolvere un problema cruciale,
ai fini del risultato elettorale, con la scelta del leader è fuorviante
per un popolo maturo sul piano della democrazia.
L'idea stessa di un capo, di una guida solitaria -quasi sempre un maschio-
è l'esito storico-istituzionale della cultura patriarcale.
Purtroppo dominante e minacciante.
Tocca al campo largo innovare e non lasciarsi incatenare
da tradizioni vetuste e oggi molto pericolose. (E trovasi forse
il campo largo in una condizione favorevole per sperimentare nuove forme
oggi di conduzione politica di una coalizione e domani del governo.)
Salva l'idea democratica fondamentale della collegialità decisionale tra alleati,
si sperimenti finalmente l'affidamento della guida politica del centrosinistra
a un coppia (un uomo e una donna), nel caso, a Schlein e Conte,
quali responsabili dei due partiti maggiori della coalizione, con pari facoltà.
La democrazia ha bisogno di una visione più ampia, di occhi di genere diverso,
nelle proposte di decisioni, rispetto alle intuizioni illuminate (?)
di una singola persona.
Bisogna superare l'antica, superata, violenta (perché fondata
sull'oppressione delle donne) idea di affidare decisioni politiche importanti
a un "capo", spesso titolare di un potere oltre i limiti, grazie a un timore
reverenziale, quando non vile, dei suoi "seguaci" e della sua "parte".
E forse le persone votanti, al di là degli schieramenti di partito,
troverebbero nella guida duale un elemento di stabilità, di reciproca fiducia
e di novità democratica (capace di produrre altri cambiamenti nella composizione,
ad esempio, dei parlamenti tra uomini e donne).
O no?
Severo Laleo
P.S. Ovviamente il Presidente della Repubblica, in caso di vittoria
del centrosinistra, non potrà mai nominare Presidente del Consiglio
una "coppia", ma le forze politiche interessate potrebbero ben scrivere
regole chiare per garantire una conduzione duale del governo.
E data la pari facoltà tra i due attori responsabili della guida del Governo,
la legislatura potrebbe anche prevedere, per accordi tra le parti,
l'alternanza alla guida "nominale" del Governo.
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