giovedì 22 ottobre 2026

La democrazia non è di un uomo solo

 Non si riesce a capire come mai, in questi tempi di accertata, da anni ormai, crisi della democrazia, così come l'abbiamo conosciuta finora in occidente, non si riesca ancora a focalizzare/fermare l'attenzione sul TIPO di struttura istituzionale della democrazia e sulla sua NATURA in termine di genere, almeno per tentare di proporre ipotesi di soluzione al rischio reale di una sua rovina tragica verso nuovi tecno-totalitarismi.

Si legga l'articolo di oggi 21 Ottobre di Pino Pisicchio su Domani. Come dargli torto! Ne riporto di seguito un lungo brano, molto significativo (a cui però non pare segua un'altrettanta significativa analisi della/e causa/e, anzi, in assenza, si torna sempre a manovrare categorie della psicologia delle persone e delle masse). Scrive Pisicchio: "In passato le scienze della psiche hanno studiato le posture dei dittatori, uomini soli al comando che, con le loro scelte non mediate da organismi collegiali ma dall'impulso autocratico, dettavano i destini di una nazione... Nelle democrazie si è un po' deposto questo ramo d'indagine scientifica. Nella crisi della democrazia rappresentativa, però, torna a diventare necessario. La spinta al protagonismo è consustanziale all'attività anche del politico democratico, non c'è dubbio, ed anche qualche velo di narcisismo si può incontrare. Tuttavia quando si agisce in uno spazio democratico della rappresentanza in cui esiste la necessità di condivisione con altri decisori, gli impulsi egolatri sono controllati: un'esagerazione non viene accettata e può costare cara alla carriera e alla reputazione. Quando, invece, quel controllo s'allenta, soprattutto se i meccanismi istituzionali tendono a conformarsi all'autocrate, alterandone le prassi con l'allargamento dei suoi poteri, o manipolando sistemi esiziali per la democrazia come gli ordinamenti elettorali o la separazione dei poteri, ecco che si ripropongono le condizioni di allarme. Soprattutto perché, a differenza del passato, oggi c'è l'egemonia della tecnologia digitale a dare manforte al potere solitario ..."

Pisicchio riconosce, constatata la possibilità dell'"allentarsi" del controllo democratico, l'esistenza di un pericolo reale dell'affermarsi di un'autocrazia nella figura del "capo SOLO al comando", uomo o donna, ma sempre SOLO/A.

Ora non è peregrino chiedersi: perché la democrazia si affida ancora per il governo a un SOLO "comandante"? Qual è il retaggio culturale di questa indiscutibile consuetudine? Può la struttura piramidale del potere con un SOLO capo al vertice essere messa in discussione, se l'esperienza insegna qualcosa? (E a Pisicchio - e non solo- pare aver aperto la mente al dubbio.) Tra l'altro la permanenza dell'idea dell'UNO al comando per risolvere i problemi di una comunità non deriva forse dalla visione maschilista nell'organizzazione del potere/dominio? Ed è forse solo un caso se questa visione riprende vigore proprio in questi tempi di crisi, persino quando il potere è/può essere nelle mani di UNA donna (generalmente afemminista)? E in questa volontà del capo di garantirsi il dominio SOLITARIO quanto necessario è il far la guerra? Infine quanto l'attuale assetto istituzionale, nella sua diffusa disparità di genere e nel suo affidarsi ancora alle "virtù" decisorie di UN/A leader, è in sé responsabile della crisi?

Forse è tempo di riflettere su una riforma complessiva del sistema istituzionale per dare finalmente nuove fondamenta a una democrazia avanzata e paritaria. Forse abbiamo bisogno di Parlamenti a parità assoluta uomini e donne e di Governi a parità assoluta uomini e donne, e di una guida duale, un uomo e una donna, al Governo.

Il monocratismo, la possibilità cioè di affidare "democraticamente" -e si sa quanto debole sia oggi questo "democraticamente"- la guida del governo di un Paese a una SOLA persona, deve cedere il passo al bicratismo, alla guida cioè duale uomo/donna, se vogliamo evitare il rischio di aprire la strada a un autocrate al potere. 

O no?

Severo Laleo