giovedì 21 maggio 2015

Il futuro della scuola? Un ritorno alla piazza di Cerignola



“Domani … tu … tu … tu … e tu!”
“Don Matté, per piacere … pure a me! Mogliema, è malata!”
“No, no, tu … un’altra volta!”

I braccianti nella piazza del paese sono in mostra offerta
per don Matteo. E per don Luigi.
E per Vicienzo, il factotum di donna Assunta.
Per oggi l’attesa è finita. Chiusa.
La chiamata per la vigna di don Matteo è stata l’ultima.

Così una volta il mercato del lavoro: a voce, semplice,
diretto, a tu per tu. Chiamata diretta e contrattazione alla mano.
Senza tasse e contributi. A paga leggera. E variabile.
Le complicazioni dei diritti, con le lotte sindacali,
sono ancora da venire, a bloccare –oggi si sostiene- sviluppo
e crescita. E occupazione. E flessibilità.
Insomma, un guaio, i diritti, per la modernità veloce.

Per fortuna, oggi, si cambia verso, grazie a un governo
di centrosinistra di giovani preparate/i. E schiacciasassi.
Giovani coraggiose/i nel violentare il programma per il quale
hanno ottenuto i voti per governare. E tutte/i virili nell’andare oltre, con visione tutta maschile, a produrre l’oltraggio.
Con la Riforma del Lavoro, ad esempio, ad assunzione
semplice e diretta, e a riduzione di costo, la semplificazione
è stata garantita: i don Matteo di oggi, nuovi, mobili
e intraprendenti, oltre la piazza, scelgono la manodopera,
non più a giorni, con l’antico susseguente licenziamento ad nutum, ma a tre anni, con la moderna susseguente possibilità
di licenziamento, a seconda di … .

Anche nella scuola, oggi, meritiamo un salto di qualità.
La neutralità democratica della graduatoria, trasparente
e controllabile, sorta anche a difesa della libertà di scelta
e di insegnamento, cede, per modernità, efficienza e qualità
del fare scuola (la creatività dei governanti nel sereno sparar chiacchiere d’imbroglio senza controprova è senza limiti),
ripeto, la neutralità democratica della graduatoria cede
il posto alla chiamata diretta del Preside don Matteo.
E del Preside don Luigi. E per il tramite di Vincenzo, l’informatore
della Preside donna Assunta.
E s’allargano  gli spazi del mercato: non più la piazza,
ma un ambito ampio, provinciale e/o territoriale;
e variano le modalità della contrattazione: non più la presenza fisica, in fila, in primo piano, intorno alla fontana monumentale,
ma in un elenco,  di per sé parlante, per competizione,
con seguito di proposta e colloquio (e la moglie malata continua 
a non valere!); e muta anche la durata: non più un incarico giornaliero, quotidianamente controllato, nella sua qualità, 
dal don di turno, a merito per una nuova futura chiamata,
ma per un triennio, annualmente controllato nella sua qualità
dal don Preside di turno prima di meritare una conferma nell’incarico.

Forse, quando si scorda la storia delle persone in carne ed ossa,
il Futuro torna nel Potere dei don, e, nelle mani dei braccianti,
il cappello. E la società tutta regredisce. Il processo
di civilizzazione si blocca, per merito di una Politica, esente
da preliminare valutazione oggettiva.
Ormai il voto da solo non basta più, perché non offre garanzie
di onestà intellettuale e di competenza.

O no?

Severo Laleo

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