giovedì 8 agosto 2019

L’amore materno per Badinter è un dono





Caro Scapece,
sei riuscito a resistere al caldo di quest’anno?
Certo, per te che non ami il mare come si deve (per un napoletano, poi!),
ma solo indirettamente, per la gioia dei tuoi nipoti,
non sarà stato facile tutte le volte scappare al fresco.
A me è andata un po’ meglio.
Lo sai, qui da me, sulla mia collina con vista mare, la sera si respira sempre.
Specie se un maestrale non chiassoso (che in paese i vecchi accolgono
con un benevolo “maestralicchio”) spazza via l’afa, ti soffia in viso,
e ai tuoi occhi apre il panorama con le isole dalmate.
E per fortuna, così sono riuscito a leggere ancora con qualche lucidità!
Un libro, comunque, facile da leggere, di Elisabeth Badinter.
L’amore in più. Storia dell’amore materno.
e molto utile per l’ampiezza documentaria in tema di famiglia,
tra il XVII e il XIX. E si scoprono storie di vita interessanti,
ad esempio, le vicissitudini familiari dell’infanzia di Talleyrand,
il grande statista (e, lo sapevi?, I Vescovo della mia Benevento!),
e le riflessioni problematiche di Madame Guitton,
madre del pensatore cattolico Jean Guitton.
Caro Scapece mio, noi siamo cresciuti con il mito dell’amore materno,
quel mito dell’amore totale proprio delle nostre madri, spesso a figliolanza
abbondante, aggravato, quel mito, dal sentimentalismo nostro meridionale,
per non parlare del “mammismo” campano; ebbene, a leggere il libro
della Badinter, la nostra idea di madre, tutta dedita ai figli e alla famiglia,
che non si risparmia, che accetta da “santa donna” ogni “sacrificio
(e tu ben conosci la determinazione di madre pur della Filumena di Eduardo),
non è un’idea “naturalee universale, non ha origine nell’istinto materno,
ma nasce e si diffonde solo a partire dalla fine del ‘700, in coincidenza
con l’uscita dell’Émile di Rousseau, e insieme con il diffondersi
di un cambiamento di atteggiamento culturale e sociale
nei confronti del bambino e figlio.
Hai capito?
Quante volte abbiamo avuto l’ardire di giudicare i comportamenti materni!
E quante volte, presi nella rete della nostra cultura, abbiamo sbagliato!
Certo a noi maschi, impegnati per di più in occupazioni gratificanti,
è convenuto relegare la donna nel suo ruolo di madre tenera, attenta, 
amorevole, sempre disponibile, istintivamente disponibile,
e, se anche avvertivamo un’ingiustizia in questa strabica visione,
si interveniva solo per “aiutare”, senza porre in discussione la divisione dei ruoli.
Il libro della Badinter è del 1980; può sembrare rivoluzionario a noi vecchi,
noi mariti e padri negli anni 70, ma già per i nostri figli è materia archeologica,
sebbene in ambienti tradizionali e scarsamente sensibili alla parità dei sessi
resistono sacche di maschilismo familiare, se non di dominio
del maschio sulla femmina, con ogni terribile conseguenza.
E ora capisco anche la delusione amara di Ottone, ti ricordi?,
il sempre imbronciato compagno di Liceo, quando scoprì,
quasi brutalmente, dalla sua cara e santa madre
che era madre solo per caso e non per sua volontà.
Ma come, non ci hai voluto bene?” insisté Ottone!
Certo, e tanto, e sempre. Ma se fosse stato per me, nessuno
di voi cinque, sarebbe nato”.
Una delusione cocente, ma anche un invito a riflettere.
Per i nostri figli e le nostre figlie, nate/i negli anni anni 70 e oltre,
non esiste più divisione dei ruoli; l’amore materno e l’amore paterno
pari sono, e madre e padre sono ormai intercambiabili.
Non più il padre infallibile e padrone, capo assoluto di tutta la famiglia,
non più la madre santa donna, regina del focolare, responsabile di tutto,
ma più semplicemente madre e padre insieme, duale guida della famiglia.
E forse per questo esito è giusto dire grazie anche al movimento femminista
del secolo scorso.
O no?
Lo so, sei d’accordo con me in questo, anche se nicchi nel voler comprendere
la mia fissazione di estendere la guida duale alle istituzioni del Paese.
E vabbè. Stammi bene e sempre buone cose.
Severo

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