domenica 3 novembre 2013

Non serve 100 per “contare”



Grazie a Renzi, sindaco di Firenze e candidato alla segreteria
del Pd, il numero 100 ha vissuto e vive un successo straordinario.
Forse più ampio del successo riservato, in Emilia Romagna, al gioioso inno di auguri 
in liscio di Franco Bastelli100 di questi giorni.
100 è diventato un numero “assoluto” (o cento o niente),
un numero limite entro il quale rinchiudere tutto, a forza,
e, insieme, un numero identitario. Anche per Firenze.
Quanti sono i “luoghi” a Firenze? 100, si sa.
Quanti sono i “punti” del Big Bang? 100, si sa.
Quanti sono i “tavoli” alla Leopolda 2013? 100, si sa.
E quanti sono gli “euro”, quando Renzi propone un aumento
in busta paga per il ceto medio”? E’ difficile sbagliare: 100.
For ever. Quasi un’ossessione di gioco.

Nella retorica facile, e orecchiabile, e gustosa di Renzi,
100 è la meta, il punto d’arrivo, la conclusione, la parola magica
di ogni iniziativa, di ogni programma, di ogni progetto.
Una parola simbolo. Facile. A suono chiaro.
Un marchio da ricordare. E da ripetere.
E per i seguaci 100 rappresenta il “dato” per eccellenza, fisso,
già definito e deciso, non modificabile, da seguire,
da accettare. E’ così, e basta.

Non riesco a immaginare la libera creatività di persone giovani
bloccata e inaridita nella gabbia chiusa del 100.
Le persone giovani hanno voglia di “contare”,
non han voglia di fermarsi a 100, di chiudersi nel recinto
già costruito, hanno bisogno di aprirsi al nuovo, al cambiamento,
dovunque si trovi, a destra o a sinistra.


 A L’Aquila, a ricordare le origini e insieme la storia e la vita,
nella sua continuità nel tempo, della città, da una parte,   
la campana della Torre Civica séguita,
nonostante i puntellamenti del terremoto,
attraverso la tradizione dei suoi 99 rintocchi,
a spingere gli aquilani tutti a guardare avanti, sempre,
a rinnovarsi, a ricostruire continuamente gli animi
e i luoghi, a cambiare, dall’altra, la Fontana delle 99 Cannelle,
tornata a nuova vita, offre nella purezza dell’acqua corrente
l’invito a tenersi vivi e liberi, mai domi.

Il numero 99 non segna dunque un punto d’arrivo,
ma tiene aperta la via al futuro, al rinnovamento,
perché il 99 è un numero aperto, un numero monito,
un numero resistente, solo dal quale è possibile spiccare
il volo creativo per liberi librarsi: guai a fermarsi a 100.

O no?

Severo Laleo

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