Caro Scapece,
mi pesa un po' (ma ho il dovere della sincerità amica) dirti che qualche mese fa sono passato in auto, da solo, rientrando dal profondo Sud, dalle tue parti, fissando con gli occhi il tuo monte davanti a me, e sono stato quasi sul punto di chiamarti e di raggiungerti, ma l'ora tarda, era già vicino il buio, e la voglia di tornare presto a casa, mi hanno suggerito di proseguire. E ho visto con rammarico l'allontanarsi lento e continuo del tuo monte. Forse, quando si tratta di vedersi tra vecchi amici, bisognerebbe superare ogni remora. E vabbè, è andata così!
Sai, ho finito da poco di leggere un libro "politico", in verità una dichiarazione programmatica di futuri impegni politici (da sindaco?), scritto da un trentenne, Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 di Milano, Una cosa di sinistra, appena uscito presso Ponte alle Grazie.
E, al solito, vorrei dirti solo qualche mia impressione/riflessione, tanto per tenere in esercizio la mente.
Sono stato colpito piacevolmente dalla misurata volontà (non c'è la recitazione dell'ambizione nel suo dire) di questo giovane di continuare a impegnarsi in politica, guardando, con semplicità naturale, quasi istintiva, esclusivamente al "bene comune", di questi tempi una rarità o al massimo un vezzo retorico.
Anzi, senza temere di cadere nella ripetizione di luoghi comuni (la banalità del bene), scrive: "Sono di sinistra, perché credo nel benessere dei molti contro il privilegio dei pochi. E perché credo che il socialismo sarà sempre l'unica alternativa alla barbarie. Sono di sinistra perché credo si possa essere felici solo se lo sono tutti. Sono anche militante del Partito Democratico, e mi candido a diventare sindaco della mia città". Chiaro e credibile.
Certo non è un testo di profonde analisi di politica né di visioni complesse (e del resto il libro non vuole essere questo; a proposito, di Chandler ti ho già scritto, vero?), eppure attraverso l'osservazione di dati reali (soprattutto della sua città) e le proposte di soluzione riesce, secondo la mia lettura, sia a ben parlare a chi ha ormai perso fiducia nella politica, sia a mobilitare persone: in breve, il minimo sindacale per ogni concreto agire politico!
Scrive Pacini: "Abbiamo bisogno del protagonismo dei cittadini, delle nuove generazioni, di imprenditori capaci e non di sfruttatori cinici. Il nuovo patto tra cittadini e politica è un municipalismo basato sul mutualismo e sulla qualità della vita di chi, in questa città, abita, vive e ci progetta il suo futuro. La rivoluzione di Milano è possibile, perché saremo noi, con le nostre energie e i nostri bisogni molto simili, a realizzarla. Insieme. Una cosa di sinistra è realizzare il socialismo municipale nella città più diseguale d'Italia: Milano".
Non posso non augurargli di riuscire in quest'opera.
Infine, sono stato colpito anche da questo passaggio, per me, tu ben sai, molto importante, proprio perché è all'interno della pratica di una cultura del limite. Ecco le sue parole, qui in evidenza: "Una cosa di sinistra è, quindi, fissare un limite alla ricchezza. Una soglia: diciamo 50 milioni di euro? Per me ne basterebbero dieci, ma comprendo che ognuno abbia i propri desideri e le proprie megalomanie. Proviamo allora a ragionare su un tetto accettabile alla ricchezza oltre il quale essa diventa iniqua, e cerchiamo di declinarlo con la necessaria intelligenza ridistributiva e progettuale. Un fondo pubblico, una destinazione sociale prioritaria: la scuola e l'università, ad esempio. Borse di studio e alloggi per i giovani".
Perfetto, completamente d'accordo, specie se si lavora anche a definire un limite alla povertà, magari operando al riguardo con istituzioni pubbliche in grado di dare sostanza materiale alla dignità della persona: casa, reddito, opportunità di vita.
Credo anche tu sia d'accordo. O no?
Un abbraccio
Severo
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