domenica 17 febbraio 2013

Notizia e persone. A REEVA STEENKAMP




Pistorius. Pistorius, atleta disabile. Pistorius, campione paralimpico 
sudafricano. Pistorius spara alla fidanzata. Pistorius uccide la sua ragazza.
Un S. Valentino tragico per Pistorius. Pistorius, sempre Pistorius,
roso dalla gelosia, instabile di temperamento. Pistorius, un sogno infranto 
per la storia dell’atletica.

E’ malata la nostra “curiosità”. Guardando al nome di grande,
popolare fama, siamo colpiti dal fatto di sangue, e, sorpresi,
seguiamo una linea di riflessione, in questo caso, anche per stanca abitudine,
ormai in buona fede, maschilista, al di là del nome del/della giornalista.
Anzi violentemente maschilista. Siamo curiosi di capire perché Pistorius

Si sente per strada: “Noooo, Pistorius? Ha ucciso la fidanzata?
Sì, il campione paralimpico!
Non ci posso credere!
E si legge su La Stampa: “Pistorius femminicida è di sicuro una storiaccia… 
Pistorius il giorno degli innamorati ha, nonostante questo, assassinato
la sua fidanzata, l’ha fatto pure in una maniera follemente plateale. La notizia
ci ha fatto precipitare nella delusione e nell'orrore, ma alla fine ci rassicura
sul fatto che nessuna protesi potenziatrice ci renderà veramente eroi
e tanto meno santi. Anche Pistorius scende dall'altare … Pistorius,
il simbolo di tutte le virtù, dalla tenacia alla capacità di riscatto di un disabile,
avrebbe ucciso la sua ragazza con la piena volontà di farlo, nel giorno 
più paradossale per uccidere una donna…”. Ma si può!
Un bell'esempio, questo brano –salve le buone intenzioni di chi scrive-,
tra i molti, della nostra “curiosità” malata, capace di concentrasi 
sull'atto in sé e di cancellare la “persona” della vittima, incuriosita 
delle conseguenze immaginarie del fatto e distratta sulle sue cause reali 
profonde, attenta all'azione particolare e sorda al dolore universale.
Specie se a morire è una donna per mano di un uomo.
Se è un femminicidio.

Abbandoniamo la curiosità e esercitiamo l’empatia. Almeno il condolersi.
La notizia è: è stata uccisa, a trentanni, REEVA STEENKAMP.  
Una modella sudafricana, “una persona incredibilmente bella” (Shashi Naidoo).
Una persona impegnata a combattere gli abusi sessuali, e testimonial
nella campagna antistupro in Australia. Poche ore prima di morire
REEVA STEENKAMP aveva condiviso in twitter l’invito/slogan
(“Questo venerdì vestitevi di nero contro gli stupri”), per contribuire a tenere
alta la guardia contro la violenza sulle donne.  Per Sarit Tomlinson,
REEVA STEENKAMP continuava a infrangere lo stereotipo della modella.
Era dolce, gentile, angelica. Una persona che dava ispirazione, appassionata,
che parlava a favore delle donne e dell’ambiente”.
REEVA STEENKAMP, nel giorno degli innamorati, con la gioia
della sua lucente bellezza, ignara, guida  la sua lieve speranza d’amore 
di donna all'incontro con l’egoismo malvagio e violento di un maschio padrone.
Questa, purtroppo, la notizia.
O no?

Severo Laleo


P.S. “Il vero amore – scrive Th. Merton nel suo ‘Nessun uomo è un’isola’ - penetra i segreti e la solitudine dell’amato, permettendogli di mantenere i suoi segreti e di rimanere nella sua solitudine”. 

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