mercoledì 25 marzo 2015

Laura Puppato, i Kurdi, e il bicratismo perfetto



Laura Puppato, “grazie allo splendido lavoro di Emanuela Irace”,  
scopre, con sensibile tempestività, nel suo Blog in IlFattoQuotidiano.it,
la democrazia paritaria kurda, la più avanzata al mondo 
in termini di parità di genere.
Scrive Puppato: “Dopo le elezioni amministrative, avvenute un anno fa, 
a fine marzo 2014, il partito di Erdogan ha rafforzato il controllo 
sulla Turchia, ma non nella provincia di Van, a maggioranza kurda 
dove si è imposto il Bdp, “Partito della pace e della democrazia”
del leader kurdo Ocalan. La particolarità del Bdp è di avere 
la doppia carica su tutta la gerarchia interna, ogni ruolo dev’essere 
occupato contemporaneamente da una donna e da un uomo
Dopo quest’ultima tornata elettorale il partito ha esteso
la regola anche alle amministrazioni in cui ha vinto e oggi le città 
governate dai kurdi hanno il doppio sindaco.  Ankara … con Erdogan … 
non intende riconoscere la doppia presenza nelle cariche pubbliche. 
Ciononostante gli amministratori curdi se la sono autoimposta 
ugualmente, dividendo stipendi e funzioni in modo paritario …
Il modello kurdo crea una vera e propria rivoluzione,
perché elimina le cariche monocratiche e crea una via alternativa
di democrazia paritaria e partecipata, attraverso l’assunto 
che i due generi sono indispensabili alla migliore scelta, 
al più avanzato cambiamento.
Osservare lo sviluppo di questo modello potrebbe aprire frontiere 
di sviluppo impensabili anche per l’Occidente”.

In questo Blog si è parlato e si parla spesso di bicratismo
di governo dualedi direzione di coppia, da anni, e quest’intervento
rompe per la prima volta una triste solitudine. Le abitudini culturali 
sono dure a morire e il leaderismo monocratico è ancora un modello 
di successo, sia pure declinante.
Poiché è certa, sincera e aperta al futuro la sensibilità democratica
di Laura Puppato,  credo sia corretto e giusto non solo seguire 
il suo invito a “osservare lo sviluppo di questo modello”, 
ma anche attendersi, dalla sua intelligenza, un ufficiale intervento, 
con proposte chiare, nelle istanze del suo partito e in sede parlamentare.
Non è il caso di inseguire i Kurdi. Possiamo contribuire anche noi 
alla realizzazione di una democrazia paritaria, superando 
(per Panebianco, il politologo realista, esiste ancora, nella lotta politica,  
il Maschio Alfa!) il monocratismo quale esito storico del maschilismo.
.

O no?

Severo Laleo

martedì 17 marzo 2015

Dolce e Gabbana, Mastrantonio e il figlio del bosco



Non so se la storia è vera, ma si racconta.
Un giorno di ottobre, in un paesino dell’Appennino, un pomeriggio
senza vento, tutta la gente è al funerale. In silenzio. Per la salita.
E’ morto Mastrantonio.
Chi è? Come mai tutta ‘sta gente?” chiede a Pasquale il suo amico
di spiaggia d’estate.
Come chi è? E’ il padre di Federico, l’ingegnere! Tutto il paese 
gli voleva bene. E’ stato un uomo bravo, bravo!
Scusa, ma che ha fatto?
E’ una storia strana. Questo Mastrantonio, boscaiolo, raccoglieva
e vendeva legna da ardere, viveva da solo fuori paese,
un omaccione di poche parole, tutto bosco e casa. Non se la faceva
con nessuno. Un giorno nel bosco incontra una ragazza sbandata,
che piange con un bimbo tra le braccia. Non si capisce bene se vuole uccidersi 
o solo abbandonare il piccolo. E’ tutta confusa.
Ma Mastrantonio, quest’omaccione di poche parole, riesce a convincere
la ragazza a non fare sciocchezze e a stare con lui. Oh, da non credere, 
appena il tempo di sistemare le carte al Comune e la ragazza sparì.
Il povero Mastrantonio da quel giorno cambiò vita. Venne ad abitare
in paese e si dedicò completamente, e sempre da solo, a crescere e educare
il suo bambino, Federico. Era diventato, nel paese, Mastrantonio
il genitore perfetto, padre e madre insieme, di Federico, il figlio del bosco”.
L’amico di spiaggia d’estate in corteo ammutolisce,
e china la testa, forse per la salita, forse per le parole di Dolce e Gabbana,
ora a lungo rimuginate gelide e straniere nella sua mente: 
Non abbiamo inventato mica noi la famiglia.
L’ha resa icona la sacra famiglia, ma non c’è religione,
non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre.
O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono
quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici.
Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo.
E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre.
Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica?
Procreare deve essere un atto d’amore”.
Intanto Mastrantonio è giunto al cimitero e sorridendo
viaggia verso il Paradiso. L’ultimo saluto con la sua mano
callosa è per Federico, il figlio del bosco, il suo atto d’amore.

Severo Laleo



sabato 14 marzo 2015

Appunti per la “coalizione sociale”



Care persone della “coalizione sociale”,
oggi insieme a Roma per discutere di democrazia futura,
in nome di “la politica  non è proprietà privata”,
buon lavoro!
E se è possibile partecipare senza invito a quest’opera pubblica,
vorrei buttar sui vostri tavoli rapidi appunti.
Partendo dagli errori da non ripetere.
Leaderismo (il capo)
La “coalizione sociale” non ha bisogno di “un” leader, di un “capo” 
carismatico da seguire; la “coalizione sociale” è un laboratorio
di politica per il Bene Comune, aperto al contributo di tutti.
Avrà sì i suoi “portavoce”, ma due, una coppia, rigorosamente
un uomo e una donna, perché la figura del leader monocratico
è il tremendo errore dei nostri tempi, oltre a essere un’eredità
del maschilismo al potere; la guida di servizio sarà di coppia, duale, bicratica. 
Appunto, per la trasformazione del potere in servizio.
Leaderismo (il cerchio magico)
Non può essere affidato al leader la scelta del “cerchio magico”.
La scelta dei suoi seguaci, dei suoi fedeli, dei suoi servi liberi.
La politica è, eticamente, un confronto tra persone libere.
Alla pari. Sempre. E il dialogo è la fonte/forma della legittimità.
Ogni impegno politico di guida/direzione in ambito della coalizione 
e di rappresentanza nelle sedi istituzionali sarà affidato a persone scelte 
per sorteggio da un elenco di “volontari/e affidabili”,
approvato secondo regole chiare in sede politica.
Comunicazione
Non può essere affidata al “capo” l’immagine della “coalizione sociale” 
attraverso la sua partecipazione esclusiva a programmi Tv.
A prescindere. L’immagine della “coalizione sociale” si costruisce,
essenzialmente, nei luoghi della discussione politica nei territori, all’aperto, 
magari organizzando riunioni aperte, in luoghi pubblici e aperti, 
in contemporanea, in mille luoghi diversi in Italia, ogni volta su un tema 
dominante e di urgente definizione.
Parità di genere
Nelle istituzioni e nella “coalizione sociale” in ogni istanza
di rappresentanza e di governo la presenza di uomini e donne
dovrà essere pari, e non per una scelta “generosa” di un “capo”,
ma per norma codificata. E’ il minimo per definire la civiltà.
Sovranità elettorale
Per la nostra Costituzione il sovrano è il popolo.
Art. 1, la sovranità appartiene al popolo. Ma la Costituzione
non limita la sovranità al semplice “votare” per un Governo
e basta, non obbliga a delegare la sovranità, ad esempio,
attraverso un meccanismo elettorale ad hoc, a un Governo,
non disegna semplicemente una sovranità elettorale,
al contrario apre e invita a una sovranità piena e partecipata,
dando forte valenza e importanza alla rappresentatività attiva.
Sovranità conviviale
Tocca quindi alla “coalizione sociale” costruire un’altra sovranità,
una sovranità conviviale per persone libere in dialogo alla pari
tra loro, pronte, accogliendo il Manifesto del Convivialismo,
a “vivere insieme” per evitare il “massacro”, con la comune consapevolezza 
dell’illegittimità sia dell’estrema miseria sia dell’estrema ricchezza.
O no?
Severo Laleo



venerdì 13 marzo 2015

Alla Politica la responsabilità al Sorteggio l’indipendenza



Leggo di una proposta del M5S di scegliere la dirigenza Rai
per Sorteggio, credo per evitare il rischio di una dannosa lottizzazione. 
E un derivabile condizionamento.
Fatto, in Italia, tra l’altro, non raro!
E leggo di una risposta del Premier di rifiuto del Sorteggio
con un’argomentazione d’acchito di nessuna novità,
anzi di antica debolezza manipolatoria, al di là delle intenzioni.
Questa: che la Politica non può abdicare al suo dovere
di responsabilità.
Fatto, in Italia, tra l’altro, non raro!

Bene. Se è così davvero, esiste una possibilità d’accordo.
Equanime. Ottimo per il Bene Pubblico.
Dare alla Politica quel che è della Politica;
dare al Sorteggio quel che è del Sorteggio.
Continui la Politica a scegliere, con responsabilità,
la “rosa” delle migliori persone dirigenti possibili per competenza;
debutti il Sorteggio a scegliere, in libertà assoluta,
la dirigenza reale dalla “rosa” delle persone migliori.

E si potrebbe chiedere, non peregrinamente,
per superare il pregiudizio/sindrome occidentale di oggi 
dell’efficienza dell’ad unica/o,
la sperimentazione, proprio a livello decisionale più alto,
di una direzione/guida RAI duale, bicratica, di parità di genere,
di un uomo e una donna insieme.

Non è difficile immaginare, se si ha la pazienza di esercitare
la fantasia critica, la fantasia politica, la fantasia sociale, 
e etica e pedagogica, la ricaduta in termini di Bene Pubblico
di un’operazione di nomina della dirigenza RAI
secondo questo schema.
O no?
Severo Laleo


sabato 7 marzo 2015

8 Marzo 2015. Quest'anno le mimose...



Martedì, per telefono

Pronto …
Sì, pronto …
La Signora Maria Luisa ..?
Sì, sono io … ma …
Buongiorno Signora Maria Luisa … senta … la chiamo
dall'Istituto ….
Ah … sì … mi dica …
Senta, Signora Maria Luisa … l’ultima mammografia …
Sì …
Nulla … nulla … ma è utile un controllo … un approfondimento …
può venire anche domani … sa!
………..no, domani non potrei, verrei Venerdì, è possibile?
Bene, alle 11,30.
Sì, grazie, Venerdì alle 11.30.

Venerdì, in Sala d’Attesa

Dagli altoparlanti, impropriamente,
una voce garbata, sottile, serena, 
invita, suadente, per numeri, agli ambulatori.

La sala è gravida di attese.
Il vocìo silente si spezza di colpo
nella suoneria impertinente di un samsung 
tra sorrisi fugaci di gioia.

E parte una conversazione aperta a tutti, pochi istanti,
poi il vocìo silente ritorna a vestire i muri di stanza:
gli occhi persi nel dubbio ognuna con la sua storia.
Inizia così un percorso ritmato di prevenzione e cura.
A queste donne, quest’anno, le mimose d’auguri.


Severo Laleo 

venerdì 27 febbraio 2015

Hawking, l’aggressività “umana” e la fine del mondo.




In un servizio redazionale de L'Huffington Post,
dove si chiacchiera della fine del mondo o almeno della razza umana 
(sì, proprio così!), si legge: << "La distruzione del mondo? Sarà causata 
dall'aggressività umana". Ne è convinto Stephen Hawking fisico, 
matematico, cosmologo e astrofisico britannico, fra i più importanti
e conosciuti del mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri 
e l'origine dell'universo. Nella lunga lista delle cause che potrebbero 
portare alla morte e alla distruzione alla razza umana, infatti, Hawking
ha aggiunto quello che considera il difetto peggiore dell'uomo.
"Gli uomini continuano ad essere stupidamente aggressivi",
ha detto, "è la debolezza umana che vorrei fosse corretta.
Potrebbe avere avuto un qualche vantaggio e aver garantito
la sopravvivenza ai tempi delle caverne, quando l'uomo doveva 
procurarsi il cibo, difendere il proprio territorio, riprodursi. 
Ma ora l'aggressività rischia di distruggere tutti noi".
In particolare - sostiene Hawking - l'aggressività combinata
con le capacità nucleari potrebbe significare "la fine della civiltà,
e forse la fine della razza umana" >>.

Bene. Si fa per dire!
Stephen Hawking sarà anche, anzi è, scienziato senza pari,
ma questo suo ridurre la causa di una probabile fine/morte
della razza umana e della civiltà all’aggressività umana
non convince. Per niente.
Hawking, quando parla di aggressività umana in realtà parla
solo dell’aggressività del maschio (e il riferimento alle caverne,
ai tempi cioè della lotta tra maschi per la conquista del cibo
e della femmina, è illuminante), attribuendo al maschio
tutto l’arco/universo dell’umano. Non è così.
Forse è ora, almeno nel guardare al futuro, di considerare
non solo l’aggressività (primordiale) degli uomini,
ma anche la nonaggressività delle donne, non più semplici
prede per la riproduzione.
La civiltà pare seguire un suo percorso di cultura
dove l’aggressività naturale del maschio non potrà più
disporre a suo piacimento della presenza della donna.
Il mondo nuovo e futuro, è certo, non sarà più solo
nelle mani dell’aggressività del maschio.

O no?

Severo Laleo

lunedì 9 febbraio 2015

Panebianco, il maschio Alfa e gli scimpanzè



Scrive, senza peli sulla lingua, con la consueta chiarezza d’ambiguità, 
Angelo Panebianco sul Corriere nel suo editoriale dal titolo 
"Il carro affollato del potere":
 “Nelle tribù umane accade esattamente ciò che avviene nelle tribù
dei nostri parenti più prossimi, gli scimpanzé. Dopo che un membro
del gruppo ha sconfitto i rivali al termine di una dura lotta di potere, 
diventando il maschio alfa, o dominante, si mette subito in moto
un processo di bandwagoning : quasi tutti gli altri membri della tribù 
saltano sul carro del vincitore, corrono a rendergli omaggio. 
C’è però un’importante differenza. Fra gli umani, nel bandwagoning 
è sempre presente una dimensione comica. Perché gli umani sembrano 
obbligati a negare la vera ragione per cui saltano sul carro 
del vincitore, ossia il fatto che, come tutti, tengono famiglia. 
Sono costretti ad inventarsi i più nobili motivi, dichiararsi 
solennemente interessati solo al bene del Paese: 
non lo fo per piacer mio, eccetera.
È da quando Renzi è a capo del governo che, in parte 
per le circostanze e in parte per merito suo, della sua bravura, 
viviamo in un sistema politico praticamente senza più opposizione. 
Le più recenti ondate di bandwagoning , e quelle che seguiranno, 
rafforzano e consolidano questo nuovo carattere della politica
italiana. Ciò porta con sé, oltre ad alcuni innegabili vantaggi, 
anche dei rischi. Rischi che riguardano sia il breve che il medio 
e lungo termine. I rischi di breve termine hanno a che fare 
con le politiche del governo. Renzi ha usato Berlusconi 
finché gli è convenuto per neutralizzare gli ultraconservatori 
della sua parte politica (la Cgil, la sinistra del Pd).”

Ho paura di non aver capito. Ragioniamo insieme. Estrapoliamo
le verità di Panebianco in questo discorso.
1. La dura lotta (politica) per il potere è ancora quella
degli scimpanzé (in verità, nel valutare le umane insidie
di perfidia e violenza, gli scimpanzé potrebbero non essere d’accordo).
2. La dura lotta (politica) per il potere è comunque affare per maschi. 
Vince il maschio Alfa.
3. Agli altri maschi non resta altro se non il bandwagoning 
con conseguente servile omaggio (agli umani politici riesce benissimo, 
specie se già asserviti in altre dure lotte per il Potere).
4. Ma i maschi (politici) umani sono ipocriti, ammantano il salire 
sul carro del vincitore di grandi ideali, mentre semplicemente 
tengono famiglia” da buoni capifamiglia (maschi).
5. Renzi è un maschio Alfa, capace di usare ai suoi fini di potere
gli altri maschi (Berlusconi, il maschio per eccellenza!).
6. La “Cgil e la sinistra del Pd” sono “ultraconservatori” 
(ma se non omaggiano, anzi ostacolano, il carro del vincitore forse
sono più avanti nell’evoluzione bio-politica, perché rifiutano 
comportamenti istintuali “ultraconservatori”).

Non riesco ancora a credere al quadretto di PanebiancoRileggiamo: 
Nelle tribù umane accade esattamente ciò che avviene nelle tribù
dei nostri parenti più prossimi, gli scimpanzé. Dopo che un membro
del gruppo ha sconfitto i rivali al termine di una dura lotta di potere, 
diventando il maschio alfa, o dominante, si mette subito in moto
un processo di bandwagoning : quasi tutti gli altri membri della tribù 
saltano sul carro del vincitore, corrono a rendergli omaggio. .
Non c'è dubbio: nelle tribù umane accade esattamente 
ciò che avviene tra gli scimpanzé.
Ma allora, se l’istinto del maschio scimpanzé nella lotta dura 
del Potere è ancora vivo e vegeto con le sue devastanti 
conseguenze del bandwagoning, se Renzi e Berlusconi
ognuno a suo tempo, sono maschi Alfa, la cultura non potrebbe 
opporre, oggi, a quel selvaggio istinto bestiale la parità di genere 
nel Servizio e Cura del Potere, anche fino a superare 
la forma monocratica, derivante direttamente dagli scimpanzé,  
con una più evoluta, sul piano biologico e politico, forma duale? 
E bicratica?

Forse tutta l’impalcatura istituzionale oggi in discussione,
soprattutto con la nuova legge elettorale, apertamente giustificata
dall’idea forte e maschia di rendere subito visibile
il “vincitore” da omaggiare, s’affida al neoscimpanzismo.
O no?

Severo Laleo

domenica 8 febbraio 2015

Placido Rizzotto Rosso, Stato patriarcale e trasparenza



Non so se il Placido Rizzotto Rosso della Cantina CentoPassi,
l’anima vitivinicola” delle Cooperative Sociali di Libera Terra
-le terre libere dalle mafie-, abbia in sé anche il potere di liberare
da antichi condizionamenti culturali chi abbia la ventura
di gustare il suo bouquet, certo è che l’idea di lasciare,
senza fiato d’opposizione, la definizione di un accordo/patto
per le riforme costituzionali e la legge elettorale a un concistoro
di “patriarchi/capifamiglia”,  a me pare incredibile.
E anche troppo antico il rito, per un paese libero e moderno.

Mentre la famiglia patriarcale di un tempo, grazie al nuovo
(si fa per dire, ora son quarant’anni) diritto di famiglia,
è stata superata dalla famiglia a parità tra i coniugi,
con l’abolizione del “capofamiglia”, il nostro Stato
-ed è questione davvero di Stato quando si tratta di riforme costituzionali 
e di legge elettorale- continua a essere patriarcale
perché restringe la discussione/decisione sui nuovi assetti istituzionali 
a un numero ristrettissimo di “capifamiglia”,
i quali dopo un incontro in “profonda sintonia
danno indicazioni d’obbligo a tutti gli altri, alle donne
e agli uomini del Parlamento, senza alcuna preoccupazione/domanda 
circa il significato reale
di un tale antico modo di procedere. E c’è anche chi apre
al vincolo di mandato, per dare garanzia sicura di buon esito
a ogni tipo di Patto tra “capifamiglia”.

Sarà anche colpa del Placido Rizzotto Rosso, ma questa conduzione 
degli affari di Stato tutto appannaggio
di patriarchi, comunque vecchi, è offensiva per l’intera
nostra società, ormai moderna e pronta a gestire
il Servizio Potere in parità uomini/donne.
Ma il Patto del Nazareno per assioma è solo tra capifamiglia.
E rispetta tutto il suo retaggio culturale. Perché “costituenti
e “saggi” sono solo i “padri”.

Ormai non è più possibile affidare discussioni di portata
così generale e fondamentale a un gruppo di capifamiglia
senza parità di presenza di donne e senza streaming.
Ma qual è dunque l’idea di trasparenza in questo paese,
se anche i fautori a parole della trasparenza si chiudono
in un Patto esclusivo tra Maschi?  La ragione è nota.

Sarà pure cambiata la famiglia, sarà pure data alla donne,
sebbene solo per graziosa concessione, la possibilità
di affiancare gli uomini nelle sedi delle decisioni,
ma gli affari di Stato, soprattutto quando si toccano i cardini
del Potere, sono e restano affari per “capifamiglia”.
E i capifamiglia, si sa, se non sono in sintonia, temono
sempre una deriva autoritaria. Degli altri.
Forse in una democrazia avanzata esistono altre strade
per accordi di grande importanza.
Oltre il concistoro di capifamiglia.
O no?


Severo Laleo

domenica 1 febbraio 2015

"Trasparenza aumm aumm" e cultura




Noi italiani, si sa, abbiamo nel sangue/dna la creatività.
Abbiamo inventato perfino la 'finanza creativa',
sebbene non si siano mai calcolati i meravigliosi esiti
di tanta creatività.
Insomma quanto a creatività siamo diventati famosi
nel mondo. E invidiati. Forse.

E creativi siamo anche nel dare significato alle parole,
perché abbiamo sempre una sfumatura nascosta,
una curvatura speciale, da tirar fuori al momento opportuno,
a volte senza far rumore.
Prendiamo la parola 'trasparenza'. Dagli anni ottanta almeno
e' presente nel dibattito politico, quando ancora non era a tutti
chiara la sua portata di cambiamento. Da qualche parte nasce
anche qualche Assessorato alla 'Trasparenza', e una legge,
a livello amministrativo, pur se boicottata, comunque  riesce
a definire qualche utilissima norma.

Finalmente ai giorni nostri, grazie anche alle benemerite 
degenerazioni della casta, tutti comprendiamo il gran valore 
e il significato della 'trasparenza', almeno così pare, 
e almeno così si affannano a reclamare/praticare i nuovi adepti 
della nuova rivoluzione. Per il popolo, s'intende.
Nasce di conseguenza la richiesta/esigenza di mettere tutto online, 
soprattutto dati, e nasce anche il tentativo d'apertura a tutti
del discorso politico con la diretta streaming (quest'ultima abortita
sul nascere, grazie anche al colpo mortale del Patto del Nazareno, 
inesorabilmente a-streaming).

Infine un governo  di giovani speranze, dalle felici e grandi ambizioni,
ha scelto la trasparenza quale cifra del nuovo 'verso' di governare.
Ma qualcosa non ha funzionato per il verso giusto, se nel passaggio 
dall'impegno alla pratica il significato di 'trasparenza' ha subìto
una creativa torsione. Perché il problema del significato delle parole
non è affar linguistico, non appartiene alla declamazione,
ma è questione di cultura. E la cultura è l'interiorizzazione
del significato delle parole fino a produrre coerenza di comportamento.
In assenza di cultura, le parole si possono torcere a piacere,
ma non incidono nei comportamenti.

Il nostro governo, ad esempio, nel silenzio acquiescente 
di tutti i ministri, dimezzati ormai per rinuncia a dimissioni di dignità
non ha avuto la minima difficoltà a creare, a sentir Scapece
l'amico napoletano, la trasparenza aumm aumm, se all'insaputa 
di tutti i ministri una 'manina' ha inserito in un decreto un 'combinato
(la parola nel suo richiamar diversi significati in questo caso e' giusta)
ad personam. Sempre la stessa, e in buona compagnia bella!

Ma noi italiani bisogna esser contenti. Perché alla fine
la trasparenza ha vinto: sappiamo di chi e' la manina!

O no?
Severo Laleo

martedì 27 gennaio 2015

27 Gennaio, Obbedienza e Violenza



Se ieri nei campi di concentramento, e fuori, la Violenza
è stata possibile, d’ogni tipo, dalla riduzione
della persona a oggetto fino alla sua fisica eliminazione,
e se ancora oggi la Violenza genera i suoi esecutori di morte,
in tante parti del mondo, è perché gli uomini, per secoli,
sono stati abituati/addestrati più a credere, andar dietro
e obbedire a un Potere di un Altro,
e meno a credere, andar dietro e obbedire al Potere dell’Io.
Sì, Potere dell’Io. Personale. Tribunale dell’Io.
Anzi, ogni concessione al Potere di un Altro è una rinuncia
a sovranità/responsabilità personale. E con la rinuncia
al dovere del libero Tribunale dell’Io, si scivola a schiavo.

Quando la Costituzione recita “La sovranità appartiene
al Popolo” vuol dire che ogni persona, nella sua singolarità,
ha la sua parte di sovranità. Da gestire in libertà.
Senza obbligo di obbedienza di nessuna specie.
Quando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. 
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni 
verso gli altri in spirito di fratellanza” vuol dire che ogni persona,
nella sua singolare dignità, è responsabile di ogni sua libera personale 
azione nei confronti di chiunque. In ragione, in coscienza, in fratellanza.
E non potrà nascondersi dietro il dovere dell’obbedienza.

Scriveva don Milani, profeticamente:
Ci presentavano l'Impero [durante il Fascismo] come una gloria 
della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l'Impero. 
I nostri maestri s'erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori 
di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne 
e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla. Quella scuola vile, 
consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. 
Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini
di Mussolini. Anzi, per essere più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. 
Cinquanta milioni di morti … A dar retta ai teorici dell'obbedienza
e a certi tribunali tedeschi, dell'assassinio di sei milioni di ebrei 
risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. 
Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore. 
C'è un modo solo per uscire
da questo macabro gioco di parole. Avere il coraggio di dire ai giovani
che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, 
ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo 
né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno 
l'unico responsabile di tutto”.

Scriveva il pastore Walter Hochstadter, nell’estate del 1944, 
seguendo solo il Tribunale della sua coscienza cristiana, 
condannando l’assurda mentalità antisemita dell’intera Germania:
Viviamo in un’epoca dilaniata da idee folli e demoniache, come
nel Medioevo. Invece di immergersi nell’orgia delirante della caccia
alle streghe, la nostra epoca "illuminata" si concede un’orgia 
di maniacale odio per gli ebrei. Oggi questa follia è entrata nella fase acuta.
La chiesa, la comunità di Gesù Cristo, non può non riconoscerlo;
se non lo farà avrà mancato, così come mancò allora, al tempo
della caccia alle streghe. Oggi il sangue di milioni di ebrei massacrati, 
uomini, donne, bambini, grida vendetta al cielo. 
Alla chiesa non è consentito di tacere”.

Eppure uomini e donne ancora obbediscono al Potere di un Altro.
E generano violenza. D'ogni tipo, manifesta e subdola.
O no?

Severo Laleo 

domenica 25 gennaio 2015

Human Factor? Per stare insieme a sinistra leadership duale e sorteggio



Si è chiusa a Milano con Human Factor la Leopolda di Sel,
proprio nel giorno della rinascita, in Grecia,
della Grande Sinistra e del suo significato,
anzi delle ragioni del suo esistere. In verità una necessità.
Sì, è vero, a Milano Sel ha svolto una sua Leopolda,
ma la differenza politica è enorme: mentre la Leopolda
di Firenze è, comunque, il chiudersi, insieme a sincere
persone in cerca di cambiamento, di molti ambiziosi,
interessati e ubbidienti, intorno al proprio “Leader” nazionale
(un giorno, in Italia, si dovrà pur chiarire il significato di leader,
specie se si ritiene lecito, per un leader, il parlare per noi
con condannati e imputati e l’usare di nascosto la manina),
la Leopolda di Milano è stato l’aprirsi di tante persone
di provenienze diverse intorno a un progetto collettivo,
da costruire insieme tra persone alla pari, senza “il leader
(anzi con una leadership collegiale). Bene!

Eppure in Italia una nuova struttura di aggregazione
di una sinistra storicamente sparpagliata, rissosa,
individualista e impotente dovrà sperimentare strumenti
originali per stare insieme. In stabilità di idee e di programmi.
Se non si cambia, si muore, e con noi muore, purtroppo,
anche la democrazia, così come delineata dalla nostra Costituzione, 
democrazia ormai appaltata al leaderismo della neoconservazione.

Ma se i metodi e gli strumenti per stare dentro il partito
della sinistra sono sempre gli stessi, ora legati a vincoli
di provenienze ora caratterizzati da lotte per conquistare posizioni, 
sarà difficile offrire una reale apertura a nuovi accoglimenti.
Forse bisogna sperimentare qualcosa di “nuovo”.  

Le persone, specie se giovani e interessate a intraprendere
un nuovo impegno in politica a servizio del bene comune,
devono sapere che nel nuovo partito:

1. non esiste un leader decisore, un leader capo, un monocrate, 
ma una leadership di servizio, senza alcun “affidamento totale
al ‘capo’”, che è sempre un/a singolo/a;
2. anzi la leadership di servizio è affidata a una coppia, un uomo, 
un Carlo, e una donna, una Rosa; una leadership duale;
3. la dirigenza non è scelta con la ricerca del voto comunque,
con le intese tra gruppi/cordate, con passaggi a volo tra correnti,
ma per sorteggio, sempre garantendo parità uomini/donne,
da un elenco di persone disponibili a candidarsi approvato
a grande maggioranza, secondo criteri definiti in trasparenza piena, 
nelle sedi di competenza dagli organismi dirigenti;
4. l’autofinanziamento è obbligatorio e riservato solo a persone iscritte, 
con quote definite o libere, ma mensili, in continuità nell’anno;
5. la battaglia per il finanziamento pubblico dei partiti è principio
di democrazia egualitaria;
6. la democrazia non può abbandonare nei sistemi elettorali il diritto 
di proporzionale rappresentanza per garantire il dovere della governabilità; 
7. la visibilità è da trasferire dai talk show, dai format dall’alto,
dalle manifestazioni “centrali”, ai luoghi aperti, in ogni territorio 
dove operi un circolo, per incontrare nuove persone
attraverso la nostra presenza di discussione, magari organizzando 
su un tema forte (lavoro, legge elettorale, solidarietà, diritti)
tanti sit in di discussione in tanti luoghi diversi
ma in contemporanea;  la visibilità delle persone nella pratica
della politica e non del semplice ascolto. 

Con altre parole, il nuovo partito della sinistra sarà un partito/comunità, 
un partito/convivio, un partito/essere insieme, un  partito/solidarietà, 
un partito/mutuosoccorso, un “luogo reale”, fisico, dove regole nuove 
e trasparenti rendono possibile una relazione “alla pari” tra le persone, 
dove la dirigenza sarà scelta anche per “sorteggio”, dove uomini e donne, 
in spirito di servizio, siederanno “in pari numero” nei posti
di guida, dove non si eleggerà a “capo” un “singolo”, spesso
un maschio, ma una “coppia”,  un uomo e una donna 
(si tratta di passare dal monocratismo di sempre, forma di potere erede 
storica del maschilismo, al “governo duale”, al bicratismo del futuro). 
Il cambiamento non è un desiderio, è un progetto
e ha bisogno di sperimentazioni.
O no?

Severo Laleo