mercoledì 26 dicembre 2012

C. Mazzini da ilfattoquotidiano.it per una cultura del limite


Ecco un contributo molto efficace a sostegno della cultura del limite.

Il concetto di limite ha una moltitudine di declinazioni: esiste un limite in matematica, un limite nell’arte, uno in filosofia che ovviamente ci dà anche la definizione più utile. Il limite ha quindi due accezioni: una positiva,  dove il limite  è l’ambito entro cui si ha la certezza di agire, di essere. L’altra negativa, per cui il limite è ciò che ci ostacola, che ci stringe entro confini.
Ma il limite di cui voglio parlare oggi risale al 1972 e si tratta di uno studio, il “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, tratto dal famoso libro “The Limits to Growth” – I limiti dello sviluppo- commissionato dal MIT al Club di Roma. Che, in estrema sintesi, diceva:
  • Se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.
  • ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.
Era il 1972 e queste conclusioni furono il frutto di analisi fatte con strumenti “preistorici”: senza i moderni supercomputer, senza satelliti, senza Internet. Eppure da allora poco o nulla è stato fatto, anzi come sul Titanic, stiamo ballando tranquilli mentre già s’intravede l’iceberg. La cosa più grave, però, è che in questo caso l’iceberg ce lo avevano segnalato per tempo.
Come dicevo nello scorso post, dobbiamo passare dal concetto di “save the planet” a quello di “save the umans”, e per fare questo dovremo necessariamente iniziare a convivere con una nuova cultura del limite.
Esiste un limite alla velocità della tua autovettura ed un limite alle ore che puoi lavorare, un limite alle parole che puoi dire e agli affetti che puoi ricevere o dare. Esiste un limite al numero di mail a cui si può rispondere in un giorno, al numero di libri che puoi leggere, al numero di cose che puoi acquistare.
Trasformare la consapevolezza dei molti limiti in una risorsa è la vera sfida, sapere che abbiamo un solo pianeta a disposizione, una sola vita e spesso una sola opportunità, ci può aiutare a concorrere al progetto “save the humans”. Ricordando sempre ciò che diceva Albert Einstein: “Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana. E non sono sicuro della prima”.


Credo sia doveroso un grazie per Claudio Mazzini.
O no?
Severo Laleo

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