domenica 25 agosto 2013

Il Cavaliere Condannato e l’eversione dell’amore (e del denaro)



Al tavolo del Cavaliere Condannato, la classe dirigente (si fa per dire)
del PDL, al gran completo, ministri compresi (purtroppo),
affatto incuranti, questi ultimi, del giuramento pronunciato
nelle mani del Presidente della Repubblica
 (“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne 
lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare 
le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione"),
dopo molte ore di riflessione (si fa sempre per dire), si concorda,
con l’unanimità dell’affetto (il PDL è pur sempre il partito dell’amore),
la linea. Dura. Alla Brunetta.
E Alfano, Vice Presidente del Consiglio, sì,  davvero,
Vice Presidente del Consiglio, ha l’onore (non può rifiutare)
della diffusione del verbo di Arcore.

E senza un minimo di riflessione, pur dell’esperto uomo di Stato,
e senza un minimo di pudore, pur del comune cittadino,
dichiara: “Noi, Popolo della Libertà, come sempre unito, compatto e deciso
a fianco del suo presidente Silvio Berlusconi
[scil. condannato per frode fiscale],
a cui è molto legato da indissolubili vincoli di affetto e di condivisione 
politica, tutti insieme rivolgeremo alle massime istituzioni 
della Repubblica, al primo ministro Letta e ai partiti che compongono 
la maggioranza, parole chiare sulla questione democratica
che deve essere affrontata per garantire
il diritto [sic!] alla piena rappresentanza politica e istituzionale
dei milioni di elettori che hanno scelto Silvio Berlusconi
[scil. condannato per frode fiscale]. 
La decadenza di Berlusconi [scil. condannato per frode fiscale] da senatore 
è impensabile".

Alfano, già ineffabile ministro all’oscuro di tutto, Vice Presidente 
del Consiglioper amore del suo leader (leader anche nella classifica 
per disponibilità di denaro), diventa il portavoce  (non può rifiutare) 
del principio neopopulista del "diritto"
(a quale stortura la forza dell’amore e del denaro non spinge il “diritto”!)
di essere legibus solutus per numero (ma quanti?) di voti.

Sembra un brutto sogno: alla fine l’eversione dell’amore (e del denaro)
potrà, sull’impianto costituzionale, forse più del terrorismo.
In verità solo nell’organizzazione mafiosa un Capo Condannato continua
a essere rispettato dai suoi accoliti e continua a essere amato dalla sua gente,
almeno fin quando continua a decidere ogni movimento della larga famiglia.

Ma nel laico Stato moderno, almeno a partire da Montesquieu, è diverso.
O no?
Severo Laleo




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