martedì 20 agosto 2013

Un Paese alla ricerca di un “limite”

Ogni Paese ha i suoi commentatori politici. Per carità.
E ogni Paese ha i suoi filosofi della politica:
chi, intellettuale dell’ambiguità, affogato nel presente,  
è tutto preso dal calcolare le “mosse” di potere
di piccoli uomini, e chi, intellettuale dell’osservazione,
proiettato nel futuro, è tutto preso dall’individuare strade
di una nuova visione politica per una moderna società.
Da noi, ad esempio, un Angelo Panebianco, tutto serio,
ragiona ancora, il 13 agosto, sul Corriere,
di un Berlusconi padrone della scena e di un Pd senza idee
e senza leader. E, quasi preoccupato, si spinge a “spiegare
i perché di una così vistosa contraddizione.
Così da una parte vede in BerlusconiImu alla mano,
il “protagonista principale della politica italiana di questa stagione”,
e, dall’altra vede aperta nel Pd  “la sfida
per la leadership”, nella quale, sentenzia profetico,
è ormai chiaro che Matteo Renzi e Enrico Letta ne saranno
i protagonisti principali”. Tutto qui. Più o meno.
Mah! Beati i suoi lettori, chiusi nell’orto
piccolo di casa con gli occhi bassi sui peperoni.

In Francia, al contrario, Alain Caillé, già da qualche mese,
non da solo, attraverso il “Manifesto convivialista”,  invita
a trovare idee nuove “per evitare la catastrofe, di fronte
alle quattro crisi – morale, politica, economica ed ecologica –
che minacciano l’umanità “.
E mentre in Italia si discetta di “grazia” per un leader
condannato per frode fiscale, nell’indifferenza amorale,
a destra, e a volte a sinistra, degli intellettuali della ambiguità, Alain Caillé
sostiene “tra le quattro crisi la più grave è certamente
la crisi morale, perché la sua soluzione condiziona tutte le altre...
..la condizione preliminare per un vero sviluppo sostenibile è
una democrazia sostenibile che ha bisogno anch’essa di una base 
etica sostenibileÈ una condizione affinché gli uomini e le donne 
politici non precipitino nell’hybris, nella “dismisura”, 
nella mancanza di limiti. E la traduzione concreta e visibile
di questa mancanza di limiti è la corruzione, sia finanziaria, 
sia tramite il potere”.

Forse in Italia, anche per colpa di un’intellettualità amorale,
si è un po’ perso il senso del limite.
E’ da recuperare, da parte di tutti.
O no?
Severo Laleo

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