sabato 7 dicembre 2013

Proporzionale? Maggioritario? Un punto di vista




Se in Italia un’intera classe politica, insieme a tutta la sua rete
di relazioni sociali, a ogni livello, alto e basso, ha mostrato nei suoi comportamenti 
quotidiani, ora apertamente, ora a sua insaputa, una propensione a un agire 
da cialtroni pronti, pur di far cassa, al più piccolo trucco di illegalità, fino a chiedere 
il rimborso di Nutella e Mutande Verdi, non sarà certo una legge elettorale
a cambiare le cose. Il cambiamento è un problema di cultura,
di cultura del limite. E di investimenti ponderosi, continui, per generazioni,  
nella formazione/istruzione. Per questo appare fuori luogo, non argomentato, 
il suggerimento di Napolitano secondo il quale le forze politiche, nel varare 
una nuova legge elettorale, sono chiamate a “ribadire il già sancito,
dal 1993, superamento del sistema proporzionale”. Come se tentare 
altre strade fosse rischioso, come se tornare al proporzionale fosse una sciagura, 
mentre continuare nel maggioritario fosse la salvezza.
Ma è così? 
Per un’analisi empirica, e per un primo assaggio di confronto, si scelgano solo 
questi parametri: la “qualità” delle persone chiamate
a governare e la “qualità” della corruzione politica.

La qualità delle persone
Nel periodo della Prima Repubblica, con sistema elettorale  proporzionale 
sostanzialmente puro, la difesa della libertà del voto, e della sua pari efficacia 
nella scelta dei rappresentanti della Nazione, era fortemente sentita al punto che, 
quando nel 1953 il governo De Gasperi tentò di introdurre un premio 
di maggioranza ( l’assegnazione del 65% dei seggi alla forza politica che avesse 
ottenuto almeno il 50%+1 dei voti), l’opposizione la contestò  duramente  
definendola “legge truffa”, perché stravolgeva la limpidità proporzionale 
del risultato elettorale. Se la “legge truffa” rimase senza applicazione è anche 
perché  la piccola formazione liberale scissionistica di Epicarmo Corbino impedì
alla  coalizione tra Dc, Psdi, Pli, Pri, Svp e Partito sardo d’azione
di superare il 50%+ 1 dei voti (la coalizione si fermò al 49,8%  e  l’anno successivo 
la legge fu abrogata). Senza l’opposizione, solitaria anche contro i partiti 
di appartenenza, di Corbino, e insieme di Parri,  Calamandrei e Codignola
la legge truffa avrebbe conseguito i suoi effetti.
Il sistema proporzionale puro dura fino al 1993.
S’apre con De Gasperi, si chiude con C.A. Ciampi; per riconoscimento unanime, 
due grandi statisti. La Seconda Repubblica, dapprima, per una spinta referendaria, 
nasce con un maggioritario con recupero proporzionale,
il Mattarellum, e, successivamente, per la fame di potere di partiti padronali, 
si chiude con il Porcellum, con lista di nominati e premio di maggioranza
in breve la famosa “porcata” (la facilità con la quale abbiamo accolto le volgarità 
nel discorso politico lascia già intendere la gravità della sconfitta della Politica, 
anche per il silenzio degli intellettuali). La Seconda Repubblica, con le due 
versioni di sistema maggioritario regala la possibilità di diventare statista 
a Silvio Berlusconi. Grande statista? Paragonabile a De Gasperi e a Ciampi
E per unanime consenso? E’ difficile dire.
In ogni caso. per una conferma circa le differenze di qualità
delle persone chiamate a governare nella Prima e nella Seconda Repubblica
valga qualche esempio. Al Ministero della (Pubblica) Istruzione il sistema 
proporzionale ha chiamato, per fare qualche nome, i Moro, gli Spadolini, i Valitutti
il sistema maggioritario Moratti e Gelmini;
al Ministero dell’Economia e Finanze il proporzionale ha chiamato
i Vanoni, i Visentini, gli Amato, il maggioritario Tremonti e Tremonti
al Ministero di Grazia e Giustizia il proporzionale ha chiamato i Martinazzoli
i Rognoni, i Vassalli, il maggioritario Mancuso (Mancuso!), Castelli (Castelli!), 
Mastella (Mastella!). Vogliamo continuare? Un nome per tutti: Bossi. Sì, grazie
al maggioritario, Bossi è stato Ministro (Ministro!) di questa Seconda Repubblica
Per fortuna, grazie alla lotta, ancora una volta solitaria e contro partiti ipocriti 
e sordi, di Bozzi e altri liberi cittadini, di spirito liberale, il Porcellum 
è stato spazzato via.


La qualità della corruzione
La Prima Repubblica ha prodotto Tangentopoli, anche con risvolti tragici, 
ma la Seconda Repubblica ha prodotto la Casta, una devastante diffusione 
della corruzione a ogni livello, anche con risvolti inimmaginabili per insolenza.
Ha scritto Giovanni Valentini, qualche tempo fa: “Ai tempi della vituperata 
Prima Repubblica, ci eravamo illusi – chi più, chi meno – che la “questione 
morale” fosse in realtà una questione politica. E cioè un problema 
di ricambio e di alternanza della classe di governo… Ma nella cosiddetta 
Seconda Repubblica, sommersa ormai da scandali di ogni genere e colore, 
abbiamo dovuto via via prendere atto che il malaffare e la corruzione 
non sono affatto debellati. Tutt’altro. E anzi, nonostante quel tanto 
di bipolarismo che siamo riusciti in qualche modo a innescare, 
la “questione morale” purtroppo continua come e anche più di prima”.

Caro Presidente, se è ora quindi di superare il proporzionale puro,
è anche ora di superare il maggioritario, comunque camuffato.
Resta il sistema tedesco. O svedese.
O no?

Severo Laleo

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