domenica 1 dicembre 2013

Estrema unzione, mobilitazione cognitiva, sovranità conviviale

Grillo a Genova per il terzo V-day  attacca a morte i partiti, tutti i partiti, 
anzi l’idea stessa di Partito. E la conclusione senza appello di un percorso 
dell’antipolitica. Purtroppo non ha tutti i torti; i partiti (si fa per dire, perché 
partiti più non sono) hanno dato di sé una prova pessima, a ogni latitudine 
di schieramento. Soprattutto i  partiti con padrone e con il suo seguito di casta. 
Senza pudori. Quando attraverso gli scontrini di cassa non si riconosce 
più la differenza tra l’azione politica pubblica e l’agire privato, quando il senso
dell’onore costituzionale di un rappresentante delle istituzioni affoga  
nella Nutella, la crisi è totale. Senza speranze. E dà fiato a nuovi populismi 
rigeneratori. Di ogni tipo. 
Urge, al contrario, una riflessione pubblica. 
Grillo  non ha bisogno di riflettere, anzi sbotta minacciando: 
"Politici vigliacchi, ora estrema unzione".
Bene (insomma!). Ma l’ ”estrema unzione” non è una cura, è il commiato 
definitivo per l’altro mondo, a tutti ignoto. Sicuramente diverso, 
fino all’inesistenza. Appunto l’inesistenza. 
In realtà a Grillo non interessa la “comunità vivente”, 
Grillo interessa solo fare piazza pulita, e deserta, perché Grillo non conosce 
il valore politico della “convivialità”, dell’empatia, del viver bene insieme agli altri; 
la sua meta politica è sempre la stessa, di tutti i suoi predecessori:
la sovranità elettorale.
E per incrementare i suoi voti, e diventar “sovrano”, partecipa con forza 
e determinazione, anche con i Vaffa,  al mercato del voto, al pari dei Bossi
dei Berlusconi, dei Di Pietro, dei Fini, degli Ingroia, dei Casini, dei Monti
dei Vendola, dei Renzi. Tutti leader, tutti maschi, e per giunta spesso tifosi di calcio 
(e qui diventa visibile tutta la nostra miseria sociale e culturale).
Tutti a imitare Berlusconi.
E i grillini nelle istituzioni, ubbidienti, ancora dormono i sonni beati del grillismo.

Eppure, in questo marasma dell’antipolitica, se Barca ha cercato, inutilmente, 
almeno per ora, di trovare una risposta corretta alla crisi dei partiti 
nella “mobilitazione cognitiva”, solo SEL aveva scoperto il senso 
della “sovranità conviviale, per costruire una società pienamente
democratica e non competitiva: “Sinistra ecologia e libertà guarda 
alla rivoluzione più grande, che ribalta il sistema dei valori oggi 
dominante: dallo spirito della guerra alla cooperazione e all’empatia; 
dalla competizione alla convivialità, dal primato dei beni materiali 
alla conoscenza, alla cultura, all’arte…. Il nostro orizzonte è un mondo 
futuro non dominato dalla forma di merce, nel quale il buon vivere 
sarà una funzione della conoscenza, della sicurezza, della bellezza, 
della convivialitàun mondo che metta in equilibrio città e campagna,
ponendo un limite secco all’ipertrofia del cemento e della chimica…”.
Purtroppo le persone di Sel non tutte leggono a fondo i Manifesti e non tutte 
riescono sempre a praticare al proprio interno quella convivialità immaginata
per la società del futuro, e non poche, purtroppo, devastate inconsapevolmente 
da un  berlusconismo diffuso e subdolo, inseguono il potere al par degli altri. 
Non si costruisce sovranità conviviale con gli stessi riti di sempre,
con una burocrazia congressuale ferrea, senza sperimentare nuove regole 
(bicratismo di genere, sorteggio), e soprattutto senza mobilitare affetti e passioni.
O no?
Severo Laleo





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