martedì 12 marzo 2013

Non sempre l’esperienza parlamentare è una garanzia. Anzi




Mentre molti si preoccupano della preparazione “politica”
delle persone elette in Parlamento dal M5S,
il Presidente della Repubblica, intanto, non perde l’occasione
per dare un’essenziale ripetizione di cultura istituzionale
sia all’ex Ministro della Giustizia, Alfano,
sia ai parlamentari di lunga esperienza,
il Senatore Gasparri e l’on. Cicchitto.

Ecco il comunicato integrale della Presidenza della Repubblica:

“Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto oggi al Palazzo 
del Quirinale  – su loro richiesta come preannunciato, alle ore 11.00 – il Segretario, 
on. Angelino Alfano, e i Presidenti uscenti dei gruppi parlamentari del PdL, 
on. Fabrizio Cicchitto e sen. Maurizio Gasparri. Essi gli hanno rappresentato preoccupazioni di carattere politico-istituzionale per recenti sviluppi delle vicende giudiziarie riguardanti il leader del loro partito e capo della loro coalizione.
I rappresentanti del PdL hanno altresì espresso piena consapevolezza della natura delle responsabilità e delle prerogative del Capo dello Stato che non può interferire nell’esercizio del potere giudiziario, e quindi non gli hanno rivolto alcuna richiesta di impropri interventi in materia”.
“Il Presidente della Repubblica ha espresso il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia. Rammarico, in particolare, per quanto e’ accaduto ieri ed e’ sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all’interno del palazzo di giustizia di Milano. Il Capo dello Stato, nel fare appello a un comune e generale senso di responsabilità perché non appaia messa in questione né la libertà di espressione di ogni dissenso né l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ha auspicato un immediato cambiamento del clima venutosi a creare; e si e’ riservato di sviluppare più ampiamente in un prossimo intervento le sue valutazioni”.

In attesa del prossimo intervento, di sostegno all’insegnamento,
un grazie, per ora, al Presidente Napolitano.

O no?
Severo Laleo

P.S. "L'aberrante ipotesi"

In serata, dopo l'incontro con  il Comitato di Presidenza del Consiglio
Superiore della Magistratura, Napolitano è ancora intervenuto
con altre precisazioni e insegnamenti:
 "È comprensibile la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo nelle elezioni, di veder garantito che il suo leader possa partecipare alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile" ma "non è da prendersi nemmeno in considerazione l'aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori giuoco - 'per via giudiziaria' come con inammissibile sospetto si tende ad affermare - uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale". E continua il Presidente: "Ho, negli anni del mio mandato, considerato e affrontato come problema essenziale quello del ristabilimento di un clima corretto e costruttivo nei rapporti tra giustizia e politica.....E ho indicato nel 'più severo controllo di legalità un imperativo assoluto per la salute della Repubblica da cui nessuno può considerarsi esonerato in virtù dell'investitura popolare ricevuta". 

Il 68 e la Gelmini




A proposito della manifestazione (si fa per dire!) 
davanti al Palazzo di Giustizia 
(per quanto tempo ancora?) di Milano, 
da Berlusconi non gradita (in verità, quando gli si mostra “affetto”, 
il Capo sempre gradisce), ha dichiarato coraggiosa 
e battagliera la Gelmini: 
per la prima volta abbiamo disubbidito a Berlusconi”.

Ecco, il tanto odiato ’68 della contestazione/disobbedienza 

ha fatto breccia anche nel suo cuore. 
Ora finalmente riconosco il Popolo della Libertà

O no?

Severo Laleo

lunedì 11 marzo 2013

La riscossa: dal Movimento Studentesco al Movimento 5 Stelle




Durante queste ultime settimane, per chi era giovane nel ’68,
si è aperto un qualche spiraglio di riscossa (non c’entra “avanti popolo”),
perché torna forte, al centro del dibattito politico, un Movimento,
una volta semplicemente Studentesco, oggi a 5 Stelle
(ma movimento è: solo un “5” a distinguere le sigle, ieri MS, oggi M5S),
ma soprattutto perché torna irresistibile, di nuovo, dopo 45 anni
–oggi età media alla Camera-, una domanda diffusa di cambiamento.

Il MS, nel ’68, con la sua protesta giovanile, fermo nel non riconoscere
alcun autoritarismo, convinto del valore della disobbedienza (don Milani)
generò, sì, una trasformazione nella società, ma la sua proposta politica
(in verità, non univoca) fu sconfitta. E sembrò per sempre.
Solo oggi è immaginabile una riscossa. Formidabili quegli anni (Capanna).
Furono le lotte del MS a innescare i processi di grande cambiamento
nella società: nel mondo del lavoro irruppero i diritti, con un nuovo
Statuto dei lavoratori; nel mondo della scuola saltarono le barriere di classe
per l’accesso all’Università dei “capaci e meritevoli”  d’ogni condizione sociale
(e s’aprì finalmente l’ascensore sociale); nel mondo privato della famiglia apparve, 
nuovissima, ed esplosiva, la libertà femminile, con felici conseguenze nel campo 
dei diritti della persona; e fu spazzata via, a tappe faticose, anche l’istituzione 
più terribilmente chiusa e dolente di una società autoritaria: il manicomio.
Solo il Palazzo riuscì a contenere gli assalti, e respinse l’assedio.
Il sistema politico, il sistema chiuso dei partiti, rifiutò, tetragono,
ogni cambiamento, e quel che fu il MS si disperse in rivoli senza storia,
quando non cadde o nell'estremismo settario, e persino violento,
o nell'antico italico opportunismo, e furono molti davvero i “cooptati”,
capaci sì, ma non più meritevoli, pronti ad arrangiarsi accucciati,
anche continuando ad abbaiare.

Tocca ora al M5S, grazie all'impegno civile di Grillo (è incontestabile), 
innescare il processo di grande cambiamento nel rapporto stato/cittadini, 
nell'organizzazione della vita politica, nell'apertura del Palazzo a tutte le persone 
e a nuova aria di onestà, di sollecitudine per il bene pubblico, di servizio 
non permanente nelle Istituzioni. La riscossa è vicina e a portata di mano. 
Basta onesto un accordo tra onesti. E onesto è Bersani.

E se questi ora mandano tutto all'aria?
E v…! E, sì, posso, perché fu sempre il ’68, dentro il MS, a nobilitare la “parolaccia”,
allora per rompere il muro del perbenismo ipocrita, e ora, gridata nelle piazze, 
a bandiera del M5S, per innalzare un muro.
Purtroppo qui si fa solo per imprecare alla sfigata sorte di una rottura.
Eppure sia chiaro, qualunque sarà la scelta del M5S, la libertà,
anche se è ancora da riempire di opportunità e risorse, è sempre da difendere.
Perché solo così, specie noi del '68, possiamo tenere aperta almeno la speranza
di quella riscossa ora possibile, dopo 45 anni.
O no?
Severo Laleo

Parlamentari prigionieri, precari e fissi




Nelle ultime ore abbiamo assistito a scene impossibili a verificarsi
in altri paesi di moderna democrazia in Europa e non solo.

A Roma un gruppo di libere/i  Parlamentari (chiariamo definitivamente:
le/i  Parlamentari del M5S, qualunque decisione prendano circa il Governo,
sono, senza dubbio, “persone libere”), a Roma, ripeto, Parlamentari
entrano in una riunione con l’obbligo, da una “guida” incontestata stabilito,
di non rispondere, forse per  una “difesa politica personale”,
alle domande della stampa. Il silenzio diventa dominante. 
E la trasparenza è provvisoriamente sospesa.

A Milano un gruppo di “liberi servi” Parlamentari (tra questi persone già note
per aver votato “Ruby nipote di Mubarack”), protesta ad alta voce,
tramite un battagliero Alfano (almeno ora, a difesa del suo “Capo”),
segretario senza potere di “guida” del PDL, davanti e dentro al Tribunale,
per chiedere l’intervento del Presidente Napolitano contro la Magistratura
(è questo il senso ultimo della protesta). Il vociare è dominante.
E permanente è la missione di questi rappresentanti del popolo (quale popolo?
Un dubbio sorge ora, in verità) a ostacolare i processi di trasparenza 
(e non solo giudiziaria).

Forse qualcosa non funziona nella nostra democrazia.
O no?
Severo Laleo


domenica 10 marzo 2013

Il nodo è la riforma della politica con la variante Renzi




Non so se esiste la sincerità in politica, specie nel Paese di Machiavelli,
ma la lealtà (dichiarata) sincera e piena di Renzi, e soprattutto “senza pugnalate”,
a Bersani , in verità non profuma di sincerità politica, perché non deriva tanto 
dalla convinzione di schierarsi a fianco di Bersani, ora, nel momento di una difficile 
crisi, quanto dal rispetto della sconfitta subita nei suoi confronti.
Sembra, cioè, essere più un problema dell’io-Renzi che del noi-Pd.
E così la lealtà di “dare una mano al vincitore” si avvia a diventare, grazie anche
a consiglieri impazienti, la lealtà “attiva e operante” al proprio progetto.

Il futuro del Paese non dipenderà forse dalle scelte di politica economica,
ma dalle scelte di riforma della politica. Il nodo da sciogliere è ora, subito,
l’avvio di un processo 1. di estensione della democrazia, anche attraverso
i nuovi strumenti dell’agire politico; 2. di reale partecipazione alla gestione del bene pubblico, anche attraverso la concreta possibilità di garanzia pubblica di accesso
al confronto politico per ogni soggetto; 3. di trasparenza assoluta di ogni procedura decisionale, anche quando si tratta di nomine.

E qui saltano agli occhi, grosse e decisive, le differenze tra le diverse opzioni
con la variante Renzi in panchina (fino a quando nel linguaggio politico dominerà
il calcio dei maschi?):

1. l’opzione Pd (oggi interpretata da non-leader, per fortuna, Bersani)
prevede la riforma della politica attraverso la riforma dei partiti, con una nuova modulazione del finanziamento pubblico ai partiti (a garanzia di un esercizio diffuso dell’agire politico);
2. l’opzione Grillo (da concretizzare attraverso le persone elette al Parlamento dal M5S) prevede l’eliminazione/superamento dei partiti e insieme del loro pubblico finanziamento, senza l’individuazione precisa e garantita di nuove forme di organizzazione politica;
3. l’opzione Berlusconi (ormai solo sulla carta, in quanto sconfitta definitivamente -il centrodestra per la prima volta nella storia della Repubblica è minoritario nel Paese, anche sommando Monti-) prevede l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, con la conservazione del partito carismatico, o meglio padronale grazie
al carisma dei soldi;
4. l’opzione Renzi (oggi solo nella veste di aspirante nuovo leader attraverso questa sua fase di lealtà “attiva e operante”) prevede l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, con una preferenza per una struttura leggera/liquida del partito, non si sa bene se più per scelta di teoria politica o più per una personale allergia alle “liturgie” e a “terapie di gruppo”.
Scegliere a questo punto è abbastanza facile, affinità e diversità sono
evidenti, nuovo e vecchio anche; di più, qualunque scelta si operi,
si indicherà chiaramente da che parte si sta nella storia del cammino
verso una democrazia di, e tra, persone libere.

Forse nel prossimo futuro si avrà bisogno di più Partito, magari nuovo, moderno, aperto, trasparente, con relazioni interpersonali alla pari, in sedi più ariose
in periferia, con la pratica del sorteggio per la scelta di parte di dirigenti e candidate/i, non con una leadership monocratica –troppo spesso di un maschio: è nel suo dna!-, ma di coppia, bicratica, insieme cioè di un uomo e una donna, soprattutto se, nel rispetto dell’inveramento della Costituzione, si vuole costruire una “sovranità conviviale”, e non solo orizzontale e virtuale, o a un capo carismatico obbediente, o nel mercato dei voti conquistata in leggerezza
a destra e a sinistra. Senza il partito delle persone e delle regole, non privo di finanziamento pubblico, la democrazia può sbandare e i leader perdere la testa.
O no?
Severo Laleo
P.S. Credo sia fuorviante, e forse oltremodo offensivo, il solo associare,
da parte di Renzi, grazie alla sua nuova lealtà "attiva e operante", i maneggi oscuri
e danarosi del sottobosco scilipotico al tentativo politico alla luce del sole
dell'onesto suo segretario Bersani.


sabato 9 marzo 2013

M5S, ancora paradossi

Il Movimento 5 Stelle cerca: a. "assistenti legislativi con laurea in materie 
giuridico-economiche con indirizzo pubblico, una profonda conoscenza 
del diritto costituzionale e diritto parlamentare. Questa figura seguirà 
i Portavoce nel lavoro delle Commissioni, preparerà proposte di legge, 
atti normativi ad hoc, proposte di emendamenti e rapporti sul lavoro 
delle commissioni"; b. "assistenti alla segreteria organizzativa con laurea 
in materie giuridico-economiche con indirizzo pubblico o esperienza 
comparabile, una forte capacità organizzativa e di gestione delle criticità. 
Seguirà i gruppi nell'organizzazione dell'agenda dei Portavoce 
per i lavori parlamentari e per la comunicazione con i cittadini e gli attivisti. 
Si richiede un'ottima conoscenza dei principali applicativi software 
di scrittura, database e fogli di calcolo, ed è indispensabile un'ottima 
conoscenza di Internet, i principali social network e della posta elettronica"; 
c. "direttore amministrativo con laurea in economia ed esperienza pregressa 
di contabilità, gestione dei flussi di cassa e dei flussi con la banca; revisore 
dei conti iscritto all'albo, responsabile del bilancio dei gruppi parlamentari 
in coordinamento con la società di revisione esterna"...

Ancora i paradossi dal M5S: 1. piena apertura, in trasparenza, a tutti 

nel partecipare a una selezione (da approvare/condividere), ma piena 
chiusura ai più nel seguire le procedure per giungere alle decisioni 
(da superare); 2. impegno pieno per dare inizio a un nuovo e serio lavoro 
nel Parlamento (da approvare/condividere), ma scarsa disponibilità 
(almeno per ora) ad assumere responsabilità per rendere continuo 
nel tempo quell'impegno (da superare); 3. impegno a istituire il reddito
garantito per sconfiggere  il precariato (da approvare/condividere), 
ma rischio reale di produrre nuovo precariato (da superare). 

Azzardo una previsione: le/i parlamentari della Campania 
(chissà di altre Regioni) non andranno in Parlamento solo per fare 
qualche giorno d'"ammuina". So' seri.
O no?
Severo Laleo

Auguri per una marcia mite all'interno delle istituzioni


Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle,

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.
Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili. Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e anti-evasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav. E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).
Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai 150.000 persone : la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito. Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piedi in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.
Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?»
Remo Bodei 
Roberta De Monticelli 
Tomaso Montanari 
Antonio Padoa-Schioppa 
Salvatore Settis 
Barbara Spinelli 

Il voto al M5S e al centrosinistra non è un voto di contrapposizione, ma complementare.
O no?
severo Laleo

venerdì 8 marzo 2013

Il vero studio dell’umanità è l’uomo. Quell'uomo





Ieri, W. Goethe, da “Le affinità elettive”:
"Libero ognuno d'occuparsi di ciò che lo attrae, che gli fa piacere, che gli pare utile,
ma il vero studio dell'umanità è l'uomo".

Oggi, 8 Marzo 2013:
Secondo Amnesty International Italia, “il numero di omicidi da uomo su uomo,
negli ultimi 10 anni,  è diminuito, mentre è aumentato il numero di donne
uccise per mano di un uomo: oltre 100 ogni anno.  
Secondo le ultime statistiche fornite dalla Casa delle Donne di Bologna 
che raccoglie dati sul femminicidio dal 2005:  sono 124 le donne uccise nel 2012. 
In leggero calo rispetto al 2011 quando le vittime erano state 129.
Ma nel dato del 2012 vanno anche conteggiati  i 47 tentati femminicidi 
che, fortunatamente, non hanno portato alla morte della donna.
E le 8 vittime, tra figli e altre persone (che portano il totale a 132).
Vittime italiane nel 69% dei casi, così come gli assassini (73%). 
Il 60% dei delitti è avvenuto nel contesto di una relazione tra vittima e autore,
in corso o conclusa. Nel 25% dei casi le donne stavano per porre fine
alla relazione o l’avevano già fatto”(Monica Ricci Sargentini).


Sì, il vero studio dell'umanità è l'uomo, proprio l’uomo,
anzi quell’uomo che ha perso e perde la sua umanità e dignità
nella violenza antica, di sempre, del femminicidio.

O no?
Severo Laleo

giovedì 7 marzo 2013

Mille piazze, mille feste, in contemporanea, per gli Otto Punti





La politica, se è Politica, non finisce con le elezioni.
Almeno per le persone di sinistra, specie se in qualche modo impegnate.
Tutti parlano, di nuovo anche i "vituperati politici", di ogni schieramento,
sia nuovi, i Renzi, sia vecchi, le Bindi, e di nuovo, e in continuità, Grillo,
e anche Dario Fo. Tutti di nuovo padroni delle nostre scelte.
E noi? E le persone del centrosinistra?  In silenzio, a vedere come va a finire.
Sebbene dappertutto, in tanti discorsi, scorgiamo solo capricci.
E continuiamo nel silenzio, frastornati, quasi bastonati, perché,
obbligati al teatrino della politica, in mano ai signori della comunicazione,
non riusciamo più a leggere con semplicità i dati elettorali.

Eppure, per la prima volta nella storia repubblicana, in Parlamento siedono,
in maggioranza assoluta, persone –non dico gruppi e/o partiti, ma persone-
di sinistra e di centrosinistra; per la prima volta nella storia repubblicana,
il centrodestra, sommando anche i voti di Monti, non è maggioranza nel Paese
(solo 4 persone su dieci hanno scelto il centrodestra: mai successo prima
–solo Berlusconi l’ha capito, perché s’accorge di non essere più in grado
di bloccare/guidare alcunché, e si sforza di rientrare in campo-);
per la prima volta una vera coalizione di centro sinistra ha la maggioranza
assoluta alla camera (l’altra volta non vale, c’era anche Mastella!).
E' vero, il centrosinistra non ha la maggioranza di coalizione al Senato,
ma, secondo le previsioni migliori, l’avrebbe conquistata grazie a Monti.
E sarebbe calato un silenzio più profondo sulla Politica.

Se questi sono i dati, da persona del centrosinistra,
1.sono contento (grazie al M5S, vedono la luce –perché Bersani ha capito
l’urgenza di una riforma della politica- gli Otto Punti, con la possibilità,
reale, per la prima volta nella storia repubblicana, di un profondo
cambiamento della politica, nella direzione di un'estensione della democrazia,
e, con la riforma dei partiti, e degli statuti, e delle forme dell’agire politico,
e del finanziamento, pubblico e privato, magari avviarsi a costruire
una “sovranità conviviale” -solo SEL l’aveva in qualche modo intuito-);
2.ma vorrei anche farmi sentire, andando in piazza, di sera, dopo cena,
alla stessa ora, in mille piazze, di mille Comuni d’Italia, in gioiosa festa,
a reclamare un nuovo governo, di centrosinistra, senza Berlusconi,
(ormai ininfluente, senza più la possibilità di corrompere nessuno
-oddio, l’uomo è molto sagace-!), a sostegno degli Otto Punti e altri,
eventualmente a cura del M5S;
3. e non vorrei sentire più le infantili fantasie di un’uscita dalla crisi,
grazie a chissà quale nuovo leader, qualunque sia il suo nome; la democrazia
è delle persone, e i leader potranno solo essere di "servizio", alla Grillo (spero!).

La Politica continua anche dopo le elezioni e non solo nelle stanze
delle Direzioni e del Web.
O no?
Severo Laleo

mercoledì 6 marzo 2013

Costruire la "sovranità conviviale" con più Partito



Oggi, nei giorni della vittoria del "movimento", il paradosso politico 
è il seguente: abbiamo bisogno di più "partito"; l'antipolitica è nata 
vent'anni fa con Berlusconi e giunge a una sua vittoria con Grillo. 
L'antipolitica di Berlusconi era: arrendetevi all'imprenditore, 
i partiti hanno fallito, ora "ghe pensi mi"; e inventa il “danarismo 
avvilente”, per tenere a libro paga i “servi liberi” alla Ferrara;
l'antipolitica di Grillo é: arrendetevi al Movimento, i partiti hanno fallito,
si ritorni alla "volontà popolare"; e inventa il “vaffismo” per attrarre
la protesta nel grido liberatorio della piazza.
La differenza non è di poco conto: schiavizzazione vs liberazione.
Ma è sempre contro i partiti. Anzi entrambi (e non solo) fondano 
non-partiti.


Ora se, per l'estensione di una democrazia tra pari,
si vogliono contrastare le spinte leaderistiche, 
fondamentalmente maschiliste, antipolitiche, antipartitiche, 
bisogna inventarsi nuove forme dell'agire politico; è necessario 
superare insieme sia la verticalità dei partiti padronali 
(veri non-partiti al servizio del leader carismatico -mai parola 
nobile caduta così in basso!-), sia la orizzontalità dei movimenti 
atomizzati (vere non-associazioni, almeno nel livello nazionale, 
semplicemente "piattaforma...veicolo di confronto 
e di consultazione che...trova il suo epicentro" in un blog), 
sia la burocratizzazione arrivista e autoritaria dei partiti tradizionali 
(veri luoghi di lotta di potere), e costruire, al contrario, dall'interno, 
grazie anche a una riforma dei partiti, una democrazia tra pari 
attraverso la pratica di una "sovranità conviviale". 
O no?
Severo Laleo

lunedì 4 marzo 2013

Care persone del M5S in Parlamento




Oggi abbiamo assistito, nell’assemblea del M5S, alla nascita
di un nuovo modo, inimmaginabile, di “presentare” la politica
e di “presentarsi” in politica.
Spontaneo, vero, avvolto, a tratti, in un’emozione non adulta ,
attento ai problemi, lontanissimo dalla prosa e dai riti di partito,
determinato a realizzare le proposte del programma,
con una voglia di agire disinteressata.
E’ vero, è solo un inizio, ma godiamocelo, finalmente!

Eppure alla conferenza stampa dei capigruppo, Crimi e Lombardi
(prima reale “materializzazione”, per fortuna, di nomi nuovi nel M5S),
complice una stampa. e un modo di scrivere la politica, maledettamente
chiusi nel gioco di formule del passato, senza volere, credo,
cedono al politichese e, per questo, diventano incomprensibili e ostici
al proprio elettorato,  in attesa e pronto ormai per un’agenda
nuova di Governo, nel significato urgente del termine:
le cose da fare subito, ora, senza perdere una vincente occasione.
L’operaio di Ischitella, un paese del bel Gargano, in Puglia
(è solo grazie alla sua rabbia se non ho mai demonizzato il M5S),
è in attesa del reddito minimo garantito,  non riesce proprio a capire,
da lavoratore, tra precarietà e lavoro nero, perché, avendo ora
il coltello dalla parte del manico” –è proprio il caso di ripetere la sua espressione- 
come il M5S possa lasciar cadere quest’occasione perdendosi
in “chiacchiere morte” (altra sua espressione).

E’ vero, chiacchiere morte, se si torna a parlare di governo tecnico,
di Monti bis addirittura, di governo dei partiti, e, dulcis in fundo,
di norma antiScilipoti. Che lingua è?

Care persone del M5S , attente, Roma è la Capitale, e ha un suo fascino,
e spesso, complice, regge il “moccolo”. Attente.
Perciò tornate alle parole dell’assemblea, ai problemi reali, ascoltate
in Parlamento Bersani, con l’attenzione propria di chi non ne può più,
e se s’impegna a realizzare, voi determinanti, provvedimenti in grado
di cambiare questo Paese, e soprattutto se anch’egli s’impegna ad ascoltare
le giuste vostre richieste, votate pure la fiducia (la semplicità della verità
è sempre rivoluzionaria, la vostra stessa esperienza sia a voi di lezione),
senza problemi. Perché la fiducia non è per sempre. E Bersani è un signore.
O no?
Severo Laleo

P.S. Non eclissi la politica la vita delle persone: condoglianze a Grillo.

Streaming M5S: i paradossi della politica




Streaming M5S. E' in corso, almeno per genuinità d'organizzazione,
un'assemblea di istituto, seria e molto ordinata. Con applausi per tutti.
Assenti i fischi e i rumori. E anche le battute e i sorrisi. Molta emozione.
Un nuovo modo di "presentare" la politica e di "presentarsi" in politica.
E' una riedizione di un '68 più pragmatico, e per questo forse davvero 
rivoluzionario. Tutti vogliono risolvere un problema. Tutti.
Davanti a noi la generazione prole delle persone del '68 e educata
nella scuola rovinata -direbbe Gelmini- da docenti del '68.
Proprio ora una deputata parla di "diritto di imparare".
C'è anche don Milani, dunque. E tanta esperienza di lavori di "accoglienza". 
Semplifico ancora: queste persone, generazione prole di persone del '68,
educate nella scuola dei docenti, donne e uomini, sessantottini,
è una generazione di persone attente ai diritti e alla libertà,
con una dignità naturale e spontanea; e azzardo: queste persone,
anche se Grillo, perdendo la testa, decidesse di far votare
per "Ruby nipote di Mubarack", queste persone, ripeto, saprebbero
quale bottone schiacciare in piena libertà di coscienza.
E questo è per me una garanzia di democrazia. Grazie.
Solo una raccomandazione: la democrazia è dialogo paziente,
continuo e faticoso ed è tanto più importante quando si è consapevoli
di aver come guida l'interesse generale.
Ed ecco i paradossi.
Berlusconi, l’imprenditore liberale, con il suo Popolo della Libertà,
ha portato (purtroppo così va in Italia) in Parlamento
persone prontamente disponibili a votare il falso evidente,
in nome di un’interessata lealtà … a delinquere;
Grillo, il comico guru, con il suo Movimento 5 Stelle,
ha portato (per fortuna ancora così va in Italia) in Parlamento
persone esclusivamente disponibili a risolvere problemi,
in nome di un interesse generale per una rivoluzione morale.
O no?
Severo Laleo

domenica 3 marzo 2013

Sempre più la democrazia esige limiti




In Svizzera, secondo le proiezioni, il referendum contro i mega-stipendi
va diritto verso la vittoria del sì. Riporto la notizia dal Corriere.it

Stretta sugli stipendi dei top-manager delle aziende e delle banche 
in Svizzera. Con un referendum, i cittadini svizzeri hanno deciso 
di imporre regole rigidissime in fatto di stipendi ai vertici delle aziende, 
dando agli azionisti un potere vincolante sui compensi.
LE PROIEZIONI - I dati non sono ancora ufficiali, ma dalle prime proiezioni 
realizzate dell'istituto Gfs. Bern per la tv di Stato, il 70 % cento degli svizzeri 
vuole dare agli azionisti un potere di veto sul compensi e vietare buonuscite 
stellari per i manager in uscita e compensi troppo alti per quelli da assumere. 
La stretta è legata al malcontento generale per gli alti bonus dei top manager 
o per le liquidazioni come quella di oltre 78 milioni di franchi svizzeri 
(oltre 76 milioni di euro) accordata al presidente uscente di Novartis, Daniel Vasella”.


Forse per una democrazia avanzata è ora di fissare un limite anche alla povertà.

O no?
Severo Laleo


sabato 2 marzo 2013

Il paradosso di Grillo: la pratica dell’oltraggio genera il senso del limite





Un risultato elettorale migliore per il cambiamento del Paese
non avrei potuto immaginare: centrodestra definitivamente finito,
almeno nella sua versione populista e berlusconiana, e, se si vuole,
fuori gioco; centrosinistra con la maggioranza assoluta alla Camera,
grazie, purtroppo, a una legge “porcata”, ma costretto, al Senato,
a chiedere sostegno al M5S, per fortuna.
Grazie a questo risultato tornano di moda parole antiche: onestà,
onestà intellettuale, responsabilità, misura, rispetto delle istituzioni,
e, soprattutto, un sintagma, a me molto caro, “alla luce del sole”.
A questo punto solo le persone dovrebbero essere all’altezza
della nuova situazione. E spero siano all’altezza sia Bersani
sia le/i parlamentari del M5S. Scrisse Etty Hillesum: “Non sono i fatti
che contano nella vita, conta solo ciò che grazie ai fatti si diventa”.
Si vedrà. L'ipotesi di lasciar fuori il M5S, per chi ha un minimo
di "cultura del limite", è completamente improponibile. 
.  
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intanto, al suo solito,
 ha già dato una risposta costituzionalmente perfetta, e lanciata
la sua raccomandazione (esiste anche un significato nobile di questa parola).
E sempre all’altezza dei tempi.
Ecco il messaggio integrale del Presidente della Repubblica:
«Al mio rientro dalla Germania, ho potuto prendere meglio visione
delle prese di posizione apparse sulla stampa italiana in ordine
alle prospettive post elettorali. Sono state affacciate - sia da analisti
e commentatori sia da esponenti politici - le ipotesi più disparate
circa le soluzioni da perseguire. Nel ribadire attenzione e rispetto
per ogni libero dibattito e, soprattutto, nel riservarmi ogni autonoma
valutazione nella fase delle previste consultazioni formali
con le forze politiche rappresentate in Parlamento, mi permetto
di raccomandare a qualsiasi soggetto politico misura, realismo,
senso di responsabilità anche in questi giorni dedicati a riflessioni
preparatorie. Abbiamo tutti il dovere di salvaguardare l'interesse generale
e l'immagine internazionale del Paese, evitando premature categoriche 
determinazioni di parte».

E il monito del Presidente credo debba valere, quanto a misura 
e senso di responsabilità, anche per Veltroni, Bettini e Renzi.
Forse la nostra democrazia richiede oggi solo un irreprensibile
svolgimento di un percorso costituzionale.
O no?
Severo Laleo

Oltraggio, dal Vocabolario Etimologico: “tutto quello che oltrepassa 
la misura e il giusto

L’Italia è cambiata. Anche la sua narrazione e i suoi riti di palazzo




Ormai, per due volte di seguito, prima nella tornata referendaria del 2011
qui, e poi nelle elezioni politiche del 2013 qui, le/i cittadine/i italiane/i,
le persone cioè in carne ed ossa, hanno dimostrato di essere più avanti
della classe politica tutta,  e dei suoi interpreti, giovani e non giovani.
Eppure il cambiamento, chiesto a gran voce dalle persone partecipi della vita
della nostra democrazia, a partire dall’esercizio del voto, non riesce
a giungere ai responsabili delle decisioni dell’agire politico.
Ancora adesso. Anche se un cambiamento è già in atto, ed è addirittura
epocale: per la prima volta un Governo sarà chiamato a dare, prima di tutto,
risposte precise alle richieste reali di una maggioranza attiva del corpo elettorale,
rappresentata, anche in queste ore, dal M5S e dall’area del centrosinistra.

La stessa narrazione del Paese  finalmente non ruoterà più intorno
al “bunga bunga”, cioè intorno alle vicende, private e pubbliche,
d’ogni tipo, di UNA persona, ma intorno alle esigenze di TUTTO un Paese, innanzitutto in tema di riforma della politica, perché è diventato chiaro a tutti
che più profonda e estesa è la pratica della democrazia, più si riducono le forme di povertà materiale e di schiavitù mentale. Si rifletta bene: non era mai successo.

Da domani (Bersani, guardando avanti, pare abbia già scelto la strada giusta
-ho letto i suoi Otto Punti di programma: mi sembra un sussulto del ’68 nel ricordo di E. Berlinguer-), da domani, ripeto, tutto avverrà alla luce del sole.
Senza inciuci, nei quali un totalmente sconfitto centrodestra, imperante Berlusconi, continua a sperare. Perché da noi i riti di Palazzo sono nella storia
della gestione del potere.
Al contrario, tutto si svolgerà secondo una  giusta e corretta interpretazione
della procedura costituzionale. Senza dubbio un grazie è da rivolgere soprattutto a chi nell’urna ha deciso di dare un segnale di cambiamento con il voto al M5S. E molti di questi voti, so per diretta esperienza, giungono anche da persone silenziose e senza grilli per la testa.

Un PD/SEL al 36%, vittorioso e allegro avrebbe mai prodotto, non scalfite
le antiche immutabili logiche italiche, gli Otto Punti? Si sarebbe già agli inciuci, pur seri, preoccupati, competenti e, in qualche caso, in buona fede, ma sempre inciuci, con Monti. La vittoria bella prima di una brutta fine.
In questa situazione di gran fermento e assoluta novità elettorale, ancora non tutti riescono a cogliere l’ineludibile spinta elettorale al cambiamento, e spesso farfugliano fuori tema, con o senza un personale interesse. Ad esempio:
1.Berlusconi ha tutto l’interesse a imporre il ritornello della sconfitta del PD/SEL, perché sa di aver subito una sconfitta definitiva: il centro destra, per la prima volta dal 1948, è minoranza nel paese; e questa volta non riuscirà a deviare l’attenzione di gran parte dell’informazione sui suoi problemi: per la prima volta, anche le sue vicende giudiziarie, rientreranno nella cronaca dei tribunali, sebbene tenterà ancora una volta, con una manifestazione di piazza contro un ordine costituzionale, di vestire con la parola “politica” la sua semplice personale situazione di imputato;
2.Veltroni, in una così perigliosa e fertile occasione di collaborazione, insensatamente, partecipa al dibattito ricordando, orgoglioso, il “suo” 34% del 2008, ma dimentica di non aver vinto le elezioni, anzi di aver regalato a Berlusconi  il record dei consensi, causa esclusiva delle sue dimissioni;
3.Renzi,  non incline a “pugnalare alle spalle” (e di questo, vista l’onestà intellettuale del giovane Sindaco il giorno dopo le Primarie, siamo certi), ha tutto l’interesse (si fa per dire!) a ribadire, senza “giri di parole”: “abbiamo perso”, ripetendo, purtroppo, il ritornello di Berlusconi,  e non vuole afferrare, che la partita, per usare il suo linguaggio, è stata vinta, a prescindere dal risultato, e conquistati tutti i punti in palio. E purtroppo non vuole afferrare che 1. la proposta di Bersani non è un inseguire Grillo (il discorso di Bersani è rivolto a tutti i parlamentari, con un’attenzione istituzionalmente corretta alle elette e agli eletti del M5S); 2. l’attribuzione delle Presidenze di Camera e Senato non seguono le norme del “baratto”, ma, anche qui, della corretta gestione istituzionale.

Una lezione, a margine, per il futuro forse resta: anche in campagna elettorale gli aspiranti statisti convien tengano alto il senso del limite, soprattutto nei giudizi
su persone.
O no?
Severo Laleo

giovedì 28 febbraio 2013

Il paradosso (forse) di Grillo



Grillo pare abbia personalmente –è un suo vanto- controllato l’ ”onestà
delle/dei  candidate/i  al Parlamento. E non solo. Bene (anche se…).
Ogni Parlamentare del M5S  ha, dunque,  un’ ”onestà” certificata.
L’onestà, nella vita quotidiana, è la qualità di una persona di comportarsi
con lealtà, trasparenza, sincerità, rettitudine, libertà di coscienza.
L’onestà, nell’esercizio di una funzione pubblica, è la qualità di una persona
di comportarsi con rispetto delle leggi e dei regolamenti,
con responsabilità (senza mai abdicare al diritto di critica e di conflitto
per il cambiamento), con indipendenza di giudizio, nell'interesse generale.
La persona con il dono dell’onestà non può  soffrire “dipendenza”,
di qualsivoglia natura e condizione, da niente e da nessuno.
Non può mai essere “dipendente”, la persona munita di onestà.
Ora, è possibile chiedere all’ “onestà” certificata dei Parlamentari M5S
di comportarsi nei confronti delle istituzioni repubblicane senza onestà?
L’onestà è per sempre, altrimenti non è.
O no?
Severo Laleo


P.S. Undici deputati del M5S  dell’Emilia Romagna dichiarano:

“Con noi entrano in Parlamento e nei palazzi romani i cittadini, noi saremo 
il loro occhio e la loro voce, nell’onestà e nella trasparenza; saremo propositivi 
e costruttivi seguendo i binari dettati dalla nostra Carta più importante: 
la Costituzione della Repubblica italiana”.
Questo sì è un parlare onesto. Ed è credibile: una rivoluzione di semplicità.


mercoledì 27 febbraio 2013

Quando il potere è al servizio della Polis




Inimmaginabile , e ottimo (noi si spera sempre), il prossimo Governo,
Politico, nel senso antico del termine, appartenente cioè alla polis, alla città,
alla democrazia, tutte nostre, di questo Paese di incalliti individualisti
dell’arrangiarsi (quando va bene!).
Da una parte PD/SEL a governare, per il BENE COMUNE dell’Italia,
dall’altra, per fortuna, a controllare, se il BENE è COMUNE per l’Italia,
il Movimento 5 Stelle. Governo e controllo.
E gli altri? Berlusconi, Monti, Razzi, Scilipoti?
A guardare, impotenti e increduli, la fine della vecchia politica,
quella padronale, quella tecnica, quella pagliaccia, e volgare.
Non era mai successo.
O no?
Severo Laleo

martedì 26 febbraio 2013

Avvertire Bersani: un’epoca è finita. l’Italia è finalmente un’altra.




Immaginate davanti a voi in fila dieci italiane/i: vecchi e giovani, poveri e ricchi,
tristi e allegri.  Ebbene di tali dieci italiane/i davanti a voi in fila hanno votato:
nel 1948 : più di cinque (5) per il centrodestra;
nel 1953: quasi sei (6) per il centrodestra;
nel 1958: più di cinque (5) per il centrodestra;
nel 1963: più di cinque (5) per il centrodestra;
nel 1968: più di cinque (5) per il centrodestra;
nel 1972: più di cinque (5) per il centrodestra;
nel 1976: più di cinque (5) per il centrodestra; con un PCI al 34%;
nel 1979: cinque (5) per il centrodestra; con un PCI al 30%;
nel 1983: cinque (5) per il centrodestra; con un PCI  vicino al 30%;
nel 1987: cinque (5) per il centrodestra; con un PCI al 27%;
nel 1992: più di cinque (5) per il centrodestra; con un PDS al 16%;
nel 1994: più di cinque (5) per il centrodestra;  PDS al 20% e Berlusconi al 21%;
nel 1996: più di cinque (5) per il centrodestra;  PDS al 21% e Berlusconi al 21%;
nel 2001: più di cinque (5) per il centrodestra;  DS al 17% e Berlusconi al 30%;
nel 2006: parità, grazie ai voti di Mastella (sic!); Ulivo al 31% e Berlusconi al 24%;
nel 2008: più di cinque (5) per il centrodestra; PD al 33% e Berlusconi al 37%;
nel 2011: tornata referendaria: s’apre una strada per il cambiamento;

nel 2013: solo quattro (4) votano per il centrodestra, Monti compreso; 
PD al 25%  e Berlusconi al 21%.

E grazie solo a uomini e donne del Movimento 5 Stelle.

O no?
Severo Laleo


Elezioni 2013: intanto entra la storia




Nell’attuale dibattito sui risultati elettorali è (stata) assente
la visione generale d’insieme, anzi la storia.
Perché tutti attenti a contare i voti, alle curiosità della cronaca,
alle distorsioni della polemica, e dimostrando, a volte, un’ignoranza grave
dei meccanismi della vigente legge elettorale, oscuri persino
a giornalisti e a esperti di politica e, naturalmente, a molti sedicenti
uomini politici. E’ proprio vero, una “porcata” è sempre difficile da digerire.  
E i protagonisti stessi degli schieramenti politici, nel caso in questione,
soprattutto Alfano, determinati a creare confusione e allarme intorno
al legittimo, reale, risultato elettorale: teatrino fino all’ultimo.

Eppure queste elezioni consegnano alla storia un dato straordinario,
nuovo, inedito, sorprendente: per la prima volta, dal 1946, il centrodestra,
nella somma di tutti i voti non di sinistra, è minoritario, Monti compreso.

E’ la fine di un’epoca, e insieme la fine del berlusconismo.
A meno che i voti del Movimento 5 Stelle non siano da associare
al centrodestra!
O no?
Severo Laleo

domenica 24 febbraio 2013

L’arroganza danarosa dell’oltraggio




Appena ieri, in questo Blog, a proposito della rinuncia di Benedetto XVI  
al ministero petrino, si è sottolineata l’importanza, per noi uomini moderni,
della Sua laica lezione di civiltà, in quel Suo riconoscere, a tempo opportuno,
i propri limiti, fisici e spirituali, e del decidere conseguentemente,
in piena libertà. Oggi, al contrario, un uomo politico, ad alta voce, grida,
schiavo nel suo bunker di danaro, il suo oltraggio, nel senso antico
del termine di andare oltre, oltre ogni misura, esprimendo un giudizio irresponsabile e irripetibile nei confronti della magistratura.
Liana Milella, nel suo blog su repubblica.it, rende ben chiara l’insopportabilità,
questa sì oltre ogni limite, di quest’uomo politico, invitando a tener viva
la memoria dell’oltraggio, e magari lasciando alla legge la parola definitiva
per ristabilire il diritto.
Ecco il suo articolo:
“Più che “grossa” l’ultima affermazione del Cavaliere contro i magistrati dà 
la misura di quanto debbano essere pesanti i suoi incubi. Tanto da oscurargli 
il senno e fargli violare il silenzio elettorale dell’ultimo sabato prima del voto 
con una frase di gravità inaudita.
Non ha mai il senso del limite l’ex premier. Non ce l’ha quando offende 
platealmente una donna (ma ormai abbiamo capito quanto materiale e greve 
sia il suo rapporto con l’altro sesso). Non ce l’ha quando usa la parola “cancro” 
per parlare dei magistrati, e usandola offende tutti coloro che con questa malattia 
lottano per la vita. Non ce l’ha quando imbroglia la gente con le sue false 
lettere sull’Imu. Non ce l’ha quando promette opere faraoniche che non hanno 
alcuna speranza di vedere la luce e per di più sono inutili. Non ce l’ha 
quando sovverte le regole dei processi e tenta di sfuggire alla giustizia. 
In questo blog mi si accusa di difendere i giudici, ma chi non lo farebbe di fronte 
a parole tanto gravi? Ricordiamocele bene – “Da noi la magistratura è una mafia 
più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa”- 
anche domani  e dopodomani, e nei giorni a venire”.

Forse il guaio più grande per il nostro Paese è stato il piegarsi,
bianchi e neri, centro, destra e sinistra, ricchi e poveri, per opportunismo,
all'arroganza del danaro, al quel danarismo avvilente produttore,
solo da noi, di tanti, educati/sgauiati, orgogliosi, intelligenti “servi liberi”.
O no?
Severo Laleo