mercoledì 13 marzo 2013

Per colpire Napolitano basta non leggere i suoi comunicati




Leggo, tra i commenti a un articolo di Alessandro De Angelis su L'Huffington Post,
questa dichiarazione di Marco Furfaro, di SEL:

“Questo paese sta andando a sbattere, è chiaro. Perché se il Presidente 
della Repubblica non ha il coraggio di dire che la legge è uguale per tutti, 
dall'uomo più potente d'Italia all'ultimo dei cittadini, l'emergenza democratica 
è sancita da colui che dovrebbe essere il garante della democrazia.

Un Presidente della Repubblica che aggiunge un "però" non è un buon 
presidente. Puoi arrivare primo alle elezioni, ma se hai violato la legge 
ti sottoponi alla magistratura. Così è e così deve essere. Si faccia un giro 
tra le carceri Napolitano, guardi negli occhi quanti poveracci ci sono. 
Sono quelli che vanno difesi e reintrodotti nella società e nella vita politica. 
Non Silvio Berlusconi.

Pur elettore di Sel, non sono d’accordo. A mio avviso, la discussione è mal posta. 
Molto mal posta. Ed è influenzata dall’interessato tam tam berlusconiano  
della “vittoria”. Non è così. Esprimere un giudizio istintivo, non politico,
sulle qualità (coraggio/paura) di Napolitano, senza al contrario ricavare,
dalla lettura dei suoi comunicati (unici ad avere valenza politica), le novità
davvero nuove e rilevanti per la nostra democrazia, significa arretrare,
di fronte alla destra, sul piano della difesa della democrazia.
A destra vogliono lo scontro della sinistra contro il Presidente di “sinistra”.
E già sono partite le bordate contro “qualsiasi”  altro Presidente di sinistra
in futuro. Infine, spostare l’attenzione su un Napolitano non attento a difendere
i “poveracci”, per affermare una tesi senza riscontro documentale, 
è operazione retorica e basta.

E vengo ai comunicati.
Nel primo comunicato. Napolitano ribadisce alla delegazione PDL 
(mai delegazione di partito ebbe, per le storie delle singole personalità, 
profilo tanto inaffidabile in tema di giustizia!) che “non può interferire
nell'esercizio del potere giudiziario” e che nessuno gli può chiedere  
impropri interventi in materia”; e aggiunge il suo “rammarico, 
in particolare, per quanto è accaduto ieri … sfociato in una manifestazione 
politica senza precedenti all'interno del palazzo di giustizia di Milano”; e si riserva 
di sviluppare più ampiamente in un prossimo intervento le sue valutazioni”, 
quasi a dire: la vicenda non si chiude qui e ora.
Nel secondo comunicato. Napolitano ribadisce che  “il più severo controllo 
di legalità [è] un imperativo assoluto per la salute della Repubblica da cui 
nessuno può considerarsi esonerato in virtù ell'investitura popolare ricevuta”; 
auspica che si evitino “nei limiti del possibile, interferenze tra vicende processuali
e vicende politiche”; ma liquida definitivamente, secondo una perfetta lettura 
costituzionale (e democratica), il più formidabile cavallo di battaglia di Berlusconi, 
con queste parole: “Non è da prendersi nemmeno in considerazione 
l'aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori giuoco - 
"per via giudiziaria" come con inammissibile sospetto si tende ad affermare - 
uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale”; 
e nell'invitare tutte le parti a “freddezza ed equilibrio” rivolge il suo appello 
soprattutto alle parti “politiche, titolari di grandi responsabilità 
nell'ordinamento democratico”.

Un buon Presidente, se è stato combattente e partigiano, sa smettere questi panni
quando diventa arbitro. E tanto più deve essere attento nell'arbitrare quanto 
più aspro è diventato il finale scontro.  
Per quanto mi riguarda attendo fiducioso il suo prossimo intervento.
Il Paese non va a sbattere, ma se noi ci lasciamo trascinare nel caos
istituzionale da un manovratore senza scrupoli, il pericolo esiste.

O no?
Severo Laleo

P.S. Eppure, in questa situazione di scontro così pericoloso, e forse ultimativo,
per il futuro del Paese, c’è chi (Renzi e non solo), all’interno della coalizione 
moralmente e politicamente obbligata a trovare una soluzione, dà la sua mano, 
scaldando i muscoli a bordo campo, indifferente sulla questione fondamentale 
dell’agibilità democratica, pronto a rientrare in una partita prossima ventura
(questo purtroppo è il linguaggio oggi affascinante e dominante!).
Evidentemente la fase della saggezza politica -un dovere quando si tratta
di salvare le istituzioni  della Repubblica- è svanita nei richiami di ultrà
d’ogni specie e parte. 

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